«Il Governo ci dica perché ha spiato Potere al Popolo», intervista a Giuliano Granato e Leonardo Cusmai

Dopo il caso di Napoli, nuovi elementi emersi dall’inchiesta di Fanpage.it rivelano un’operazione sistematica di infiltrazione della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione contro Potere al Popolo. Non un caso isolato, ma una strategia che ha coinvolto almeno cinque agenti del 223° corso della Polizia di Stato, attivi a Napoli, Milano, Bologna e Roma.
 
Il primo episodio è stato denunciato da Potere al Popolo a Napoli: per dieci mesi un giovane agente pugliese ha partecipato a cortei e assemblee fingendosi studente. Dopo di lui, sono emersi altri casi: a Milano, due agenti hanno agito in parallelo, uno presente nelle proteste contro il carovita, l’altro ripreso durante una contestazione a Tommaso Foti. A Bologna, un infiltrato ha preso parte a mobilitazioni universitarie e a cortei per la Palestina e contro Giorgia Meloni. A Roma, il tentativo è fallito per la diffidenza degli attivisti.
Secondo Fanpage, tutti gli agenti provenivano dallo stesso corso e sono stati formalmente assegnati all’Antiterrorismo solo a dicembre 2024, dopo mesi di attività nei movimenti.
 
Nei giorni scorsi, il governo Meloni ha risposto all’interpellanza urgente del M5S: «Gli operatori non hanno mai svolto attività di infiltrazione in partiti o movimenti politici», ha dichiarato il sottosegretario all’Interno Emanuele Prisco. «Hanno solo partecipato a manifestazioni pubbliche organizzate da aggregazioni studentesche con connotazioni estremistiche e crescenti segnali di aggressività».
 
Prisco ha confermato il monitoraggio, giustificandolo con motivi di sicurezza. Ha aggiunto che gli agenti erano regolarmente iscritti all’università, dove frequentavano lezioni e sostenevano esami con le loro vere generalità, senza operare sotto copertura.
 
Ma per Giuliano Granato, portavoce nazionale di Potere al Popolo, si tratta di una conferma dello spionaggio politico: «Il governo ha ammesso l’infiltrazione, ma non dice tutta la verità. Abbiamo prove che gli agenti hanno partecipato a riunioni interne, assemblee nazionali e chat organizzative. Erano pienamente inseriti nella vita dell’organizzazione».
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