I portuali scioperano contro il riarmo
di Melissa AgliettiDa Genova ad Antalya, in Turchia, i lavoratori di almeno 20 porti del Mediterraneo hanno protestato contro il traffico delle armi che passa per questi scali e contro la loro militarizzazione. E adesioni allo sciopero sono arrivate anche dagli Stati Uniti e dal Brasile.
I portuali hanno scioperato per 24 ore «per garantire che i porti europei e mediterranei siano luoghi di pace e liberi da qualsiasi coinvolgimento nella guerra e per opporsi agli effetti dell’economia di guerra sui nostri salari, pensioni, diritti e condizioni di salute e sicurezza». Tra gli obiettivi dello sciopero anche «bloccare tutte le spedizioni di armi dai nostri porti verso il genocidio in Palestina e verso qualsiasi altra zona di guerra» e la richiesta di «un embargo commerciale su Israele da parte dei governi e delle istituzioni locali».
Siamo stati a Livorno dove i portuali si sono riuniti in presidio al terminal Darsena Toscana per poi proseguire in corteo per il centro della città.
Tra i manifestanti anche alcuni membri del collettivo di fabbrica GKN e Antonella Bundu di Rifondazione comunista.
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I portuali hanno scioperato per 24 ore «per garantire che i porti europei e mediterranei siano luoghi di pace e liberi da qualsiasi coinvolgimento nella guerra e per opporsi agli effetti dell’economia di guerra sui nostri salari, pensioni, diritti e condizioni di salute e sicurezza». Tra gli obiettivi dello sciopero anche «bloccare tutte le spedizioni di armi dai nostri porti verso il genocidio in Palestina e verso qualsiasi altra zona di guerra» e la richiesta di «un embargo commerciale su Israele da parte dei governi e delle istituzioni locali».
Siamo stati a Livorno dove i portuali si sono riuniti in presidio al terminal Darsena Toscana per poi proseguire in corteo per il centro della città.
Tra i manifestanti anche alcuni membri del collettivo di fabbrica GKN e Antonella Bundu di Rifondazione comunista.