Milano, la protesta di Animal Equality: «Gli animali non sono prodotti»
Sabato 6 dicembre, a Milano in Piazza San Babila, si è tenuta la terza edizione del principale evento in Italia dedicato a celebrare la Giornata Internazionale dei Diritti degli Animali. L’evento, organizzato da Animal Equality, ha sensibilizzato il pubblico sulla necessità di cambiare un sistema di produzione alimentare incentrato sullo sfruttamento di milioni di animali ogni giorno. Dopo una performance collettiva di denuncia, i rappresentanti della Rete dei Santuari degli animali hanno condiviso con il pubblico le proprie testimonianze.
La Giornata Internazionale dei Diritti degli Animali, inaugurata nel 1998 dall’organizzazione britannica Uncaged e celebrata in tutto il mondo, è un’occasione per difendere i diritti di tutti gli animali, compresi quelli allevati a scopo alimentare. Dal 2022 la Costituzione italiana all’articolo 9 riconosce gli animali come esseri senzienti e impegna lo Stato a tutelarli. Ma il sistema alimentare continua a condannarli a morire entro pochi anni, o addirittura mesi, dalla loro nascita. «È quello che accade in tutta l’industria zootecnica. Per la produzione lattiero-casearia, le mucche sono costrette a continue ed estenuanti gravidanze forzate: i loro cuccioli vengono allontanati appena nati e il latte che dovrebbe nutrirli viene destinato al consumo umano. Una sorte non meno dolorosa tocca alle galline ovaiole. Il 40% di loro in Italia viene ancora allevato all’interno di gabbie non più grandi di un foglio A4, dove questi animali vivono in contesti di sovraffollamento e stress costanti, ferendosi tra di loro», si legge in una nota di Animal Equality Italia.
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La Giornata Internazionale dei Diritti degli Animali, inaugurata nel 1998 dall’organizzazione britannica Uncaged e celebrata in tutto il mondo, è un’occasione per difendere i diritti di tutti gli animali, compresi quelli allevati a scopo alimentare. Dal 2022 la Costituzione italiana all’articolo 9 riconosce gli animali come esseri senzienti e impegna lo Stato a tutelarli. Ma il sistema alimentare continua a condannarli a morire entro pochi anni, o addirittura mesi, dalla loro nascita. «È quello che accade in tutta l’industria zootecnica. Per la produzione lattiero-casearia, le mucche sono costrette a continue ed estenuanti gravidanze forzate: i loro cuccioli vengono allontanati appena nati e il latte che dovrebbe nutrirli viene destinato al consumo umano. Una sorte non meno dolorosa tocca alle galline ovaiole. Il 40% di loro in Italia viene ancora allevato all’interno di gabbie non più grandi di un foglio A4, dove questi animali vivono in contesti di sovraffollamento e stress costanti, ferendosi tra di loro», si legge in una nota di Animal Equality Italia.