In una delle aree più suggestive della Sardegna era previsto un investimento da oltre 200 milioni di euro promosso dal gruppo immobiliare brasiliano JHSF Participações, attraverso la controllata italiana Tavolara Bay: un resort a cinque stelle con ville di lusso, campo da golf, eliporto e nuove strutture ricettive.

Oggi il progetto ha subito una battuta d'arresto. Il Comune di Loiri Porto San Paolo ha annunciato la revoca in autotutela della variante urbanistica che ne aveva consentito l'avvio. Una decisione arrivata dopo settimane di forti tensioni politiche, dimissioni e proteste. Comitati locali, associazioni ambientaliste e cittadini hanno promosso manifestazioni, raccolte firme e iniziative pubbliche contro un intervento ritenuto incompatibile con un'area di grande pregio paesaggistico affacciata sull'area marina protetta di Capo Coda Cavallo. Una petizione online ha raccolto quasi 100 mila firme, mentre organizzazioni come WWF, Italia Nostra, Gruppo d'Intervento Giuridico e Sos Cala Finanza hanno costruito un fronte comune contro il progetto.

La vicenda si è trasformata anche in uno scontro istituzionale. Il progetto aveva ottenuto il via libera della struttura di missione ZES (Zone economiche speciali) della Presidenza del Consiglio, sulla base della variante urbanistica approvata dal Comune di Loiri Porto San Paolo, che aveva riclassificato l'area da zona H, sottoposta a tutela paesaggistica, a zona F2. La successiva revoca della variante da parte del Comune – affermano da Palazzo Chigi –  ha fatto venir meno il presupposto urbanistico dell'autorizzazione. Parallelamente, la Regione Sardegna ha impugnato il provvedimento e il Gruppo d'Intervento Giuridico ha presentato ricorso al TAR, sostenendo che il nodo non riguardi solo le cubature, ma il rispetto delle procedure di tutela del territorio.

La mobilitazione di Cala Finanza si inserisce in un contesto più ampio di opposizione ai grandi progetti turistico-immobiliari sulle coste del Mediterraneo. Anche a Ostuni, in contrada Mogale, la costruzione di un resort di lusso ha incontrato la resistenza della società civile. Sullo sfondo c’è la “rivoluzione dei fenicotteri” albanese: le proteste contro la costruzione di un resort legato a Jared Kushner, genero di Donald Trump.