Venerdì pomeriggio un incendio ha travolto una delle mete turistiche più ambite del Salento. Le fiamme sono divampate nel territorio tra Padula Bianca e Rivabella, nel nord di Gallipoli, portando all’evacuazione di due residence, decine di abitazioni e alcuni lidi. Uno stabilimento balneare è stato completamente bruciato: le immagini diffuse in rete mostrano il fuoco raggiungere gli ombrelloni a pochi metri dalla battigia. Il fuoco, alimentato dal vento di tramontana, ha distrutto oltre sei ettari di pineta e macchia mediterranea.

 

Mentre l’emergenza rientra, cresce il dibattito sulle responsabilità dell’ennesimo incendio in Puglia, che nel 2025 è stata la terza regione italiana per superficie percorsa dal fuoco, con 8mila e 38 ettari bruciati e 119 incendi segnalati. Il presidente nazionale di Uniprotezione civile, Danilo Calabrese, in una nota accusa la Regione Puglia di carenza nella prevenzione, un ritardo nella «capacità di ridurre la probabilità che il fuoco si sviluppi e si propaghi con queste intensità». Nel settembre del 2024, erano stati proprio i villeggianti di Rivabella a denunciare in una lettera, inviata al sindaco dell’epoca, Stefano Minerva, la «mancata pulizia del sottobosco con il rischio di possibile sviluppo di incendi». 

 

Sono oltre 130 le associazioni, aziende ed enti del Terzo settore, che si sono unite nel “Comitato prevenzione incendi Salento”, per chiedere un cambio di rotta nella «gestione dell’emergenza». In un appello rivolto alle istituzioni il Comitato ricorda il ruolo del batterio Xylella, che ancora oggi infetta 100mila ettari di territorio pugliese. Gli ulivi secchi, argomenta il Comitato, prendono fuoco più facilmente. Spesso si trovano in terreni abbandonati, rendendo più complesso prevenire e agire rapidamente. 

 

Il Comitato ha invitato la popolazione a partecipare a un presidio pubblico, che si terrà alle 20.30 del 31 luglio, in piazza Sant’Oronzo a Lecce. «Cercare un colpevole invisibile è più facile dell’accettazione che i colpevoli sono le istituzioni preposte a tutti i livelli», si legge in una nota. «Siamo noi e la incapacità collettiva di un efficace attività di prevenzione».