«L'alta velocità non vale la nostra salute», la protesta degli attivisti No TAV a Vicenza

Attivisti e attiviste del collettivo CHEAP, insieme all’Assemblea dei Boschi che Resistono, hanno organizzato una pedalata collettiva e affisso una maxi-affissione sulle recinzioni del cantiere TAV di Altavilla Vicentina per denunciare l’insostenibilità del progetto dell’Alta Velocità a Vicenza.

 L’iniziativa è partita dal centro sociale Bocciodromo, uno degli edifici destinati alla demolizione per far posto ai lavori dell’infrastruttura. Decine di persone si sono radunate lì, hanno inforcato le biciclette e hanno attraversato la città fino al campo base del consorzio IRICAV 2, responsabile del cantiere TAV.

 Sul perimetro del cantiere è stata affissa una serie di manifesti dal messaggio chiaro: «Nel conflitto c’è la cura». Con l’affissione i collettivi vogliono sottolineare come la lotta contro quest’opera non sia un gesto di ostilità sterile, ma una forma di difesa del territorio. Secondo CHEAP, infatti, il progetto TAV rappresenta un esempio di estrattivismo che compromette l’ambiente, la salute pubblica e l’autodeterminazione delle comunità locali, in cambio di un guadagno minimo in termini di tempo di viaggio.

 «Questo conflitto – scrivono in una nota – respinge l’idea che una manciata di minuti risparmiati a spese dell’ambiente siano progresso. Il TAV non parla di futuro, ma perpetua vecchie logiche di abuso».
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