Chi sono gli influencer della solitudine?
di Vincenzo LigrestiNelle ultime settimane si è parlato molto di una costellazione di creator che raccontano online una vita vissuta prevalentemente da soli: persone che si professano single, spesso senza amici o che lavorano da casa e condividono momenti in cui svolgono faccende, commissioni o appuntamenti con se stesse.
I loro video sembrano intercettare due fenomeni molto contemporanei: da una parte l’”epidemia di solitudine” di cui parlano sempre più spesso media e ricercatori prevalentemente statunitensi, dall’altra il cosiddetto “solo maxxing”, la tendenza a romanticizzare il tempo trascorso da soli. La creator più nota del fenomeno, la canadese Lana Isa, ha detto a The Cut di non voler glorificare la propria situazione, ma semplicemente «valorizzare la fase della vita che sta attraversando».
In ogni caso, sembra che questi “influencer della solitudine”, come sono stati definiti da diversi osservatori, abbiano trasformato la routine solitaria in un contenuto aspirazionale e, allo stesso tempo, divisivo: c’è chi si sente rappresentato, chi si intristisce, chi rimane dubbioso e chi prova addirittura invidia. Quest’ultima sensazione viene definita dagli psicologi “a-loneliness”: il desiderio di avere più tempo per se stessi. La domanda però sorge spontanea: quanto c’è di costruito in questi contenuti o quanto possono diventare una messa in scena?
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I loro video sembrano intercettare due fenomeni molto contemporanei: da una parte l’”epidemia di solitudine” di cui parlano sempre più spesso media e ricercatori prevalentemente statunitensi, dall’altra il cosiddetto “solo maxxing”, la tendenza a romanticizzare il tempo trascorso da soli. La creator più nota del fenomeno, la canadese Lana Isa, ha detto a The Cut di non voler glorificare la propria situazione, ma semplicemente «valorizzare la fase della vita che sta attraversando».
In ogni caso, sembra che questi “influencer della solitudine”, come sono stati definiti da diversi osservatori, abbiano trasformato la routine solitaria in un contenuto aspirazionale e, allo stesso tempo, divisivo: c’è chi si sente rappresentato, chi si intristisce, chi rimane dubbioso e chi prova addirittura invidia. Quest’ultima sensazione viene definita dagli psicologi “a-loneliness”: il desiderio di avere più tempo per se stessi. La domanda però sorge spontanea: quanto c’è di costruito in questi contenuti o quanto possono diventare una messa in scena?