«Né schiavo di una città, né prigioniero di un paese»
di Melissa AgliettiNascere in provincia molto spesso significa accettare il fatto che, per realizzarti, dovrai lasciarla. «La narrazione, anche sui social, è che se vuoi fare cose fighe devi spostarti in una grande città», spiega Giovanni Giaccio, un giovane molisano di 34 anni. Sebbene lo smart working non sia un privilegio riservato a tutti, e soprattutto non sia sempre sostenibile, in alcuni casi può spingere a tornare. È quello che è accaduto nel caso di Giovanni, consulente di marketing, che è tornato ad Agnone, in provincia di Isernia, dopo un periodo vissuto a Roma.
Dal 2017 Giovanni collabora da remoto con varie agenzie di comunicazione. «Un’azienda che chiede di lavorare in presenza mi suona come una richiesta anacronistica, soprattutto data la maturità tecnologica che abbiamo raggiunto», ci spiega. «Mi chiedono se riesco a fatturare lo stesso anche se vivo in Molise e mi ripetono che non avrò mai le stesse competenze di chi vive a Milano», dice. «Ma perché dovrebbe risultare più strano fare il freelance in Molise rispetto a farlo alle Canarie, pur continuando a lavorare con aziende italiane?».
Negli ultimi 25 anni, la popolazione molisana ha perso 35 mila abitanti e oggi conta poco più di 285 mila abitanti. Negli ultimi dieci anni la popolazione giovanile del Molise di età compresa tra i 15 e 34 anni è diminuita di oltre 10 mila unità, -15,5%, percentuale che colloca la regione al quarto posto in Italia per decremento demografico dopo Calabria (-18%), Sardegna (-17,2%), e Basilicata (-16,6%). La media nazionale è del -4,3%.
Giovanni fa anche parte di EXO Molise, un’associazione nata nel 2024 con l'obiettivo di contrastare l'esodo giovanile e la fuga dei cervelli dal territorio molisano. Oggi EXO conta circa 200 associati e si rivolge sia ai giovani residenti che a quelli emigrati.Il suo obiettivo è connettere giovani, imprese e innovazione sul territorio molisano, anche attraverso eventi e incontri.
Come spiega a VD Andrea Santoro, presidente di EXO Molise, grazie ai progetti portati avanti dalla community e dalla capacità dell’associazione di mettere in rete giovani, istituzioni e aziende locali, «c’è chi dall’Olanda decide di ritornare in Molise».
«I ragazzi che vivono in Molise molte volte si sentono soli», dice Andrea. «Chi torna pensa che non potrà fare molto altro oltre al ritrovarsi al bar per una birra con gli amici. In realtà, una community come questa ti permette di confrontarti con persone nuove e di vivere il territorio in modo diverso. Il nostro obiettivo è dimostrare che il futuro può essere costruito anche qui, generando opportunità concrete capaci di trattenere chi c’è e di far tornare chi è partito».
«I nostri genitori potevano fare carriera fuori, bastava il diploma o la laurea. Noi ci troviamo a fare schiavi per anni in una grande città, anche da laureati», racconta Giovanni. «Siamo la generazione ripudiata dalle città e in fuga dai paesi. La domanda è: vogliamo continuare a cercare di entrare in un sistema con le porte chiuse e che è sempre più invivibile, o vogliamo tornare dove c'è bisogno che noi stiamo?», dice Giovanni.