Caivano e Scampia: perché il "Modello" del Governo non basta
di Davide TragliaNel 2023, dopo le violenze che hanno scosso Caivano, il governo ha approvato un piano di rigenerazione urbana, poi definito “modello” ed esteso ad altri territori difficili: da Scampia-Secondigliano al Quarticciolo di Roma, fino a Palermo, Foggia e Milano. Ma è davvero un esempio vincente?
Secondo il deputato M5S Pasqualino Penza, no: «L’inutilità del decreto Caivano, che è solo repressivo, la verifichiamo guardando i comuni circostanti. Se qui la criminalità cala perché sotto i riflettori, altrove non accade». Per Penza, questo dimostra «A che non esiste il modello, B che non funziona il decreto».
Nel Parco Verde la realtà resta critica: edifici degradati, servizi carenti, ascensori guasti. Un contesto chiuso dove i bambini «rimangono sempre lì, vedono lo spaccio e quella diventa la loro realtà». Servirebbero interventi strutturali, «a partire da un abbattimento e ricostruzione ecosostenibile», perché «la criminalità non si estirpa, si può diluire».
Accanto a questo, però, esistono esperienze dal basso come “Un’infanzia da vivere” di Bruno Mazza, sostenuta dalla Fondazione con il Sud, che offre alternative concrete ai ragazzi. Mazza denuncia l’assenza di confronto con queste realtà e gli effetti del decreto: più repressione e «un aumento esponenziale degli ingressi nei carceri minorili», oggi sovraffollati (+55% dal 2022). A questo si aggiunge l’emergenza dei minori non accompagnati, lasciati senza percorsi educativi.
Il modello è stato esteso anche a Scampia, ma qui il cambiamento passa soprattutto da esperienze come il Comitato Vele e il GRIDAS, che lavorano da anni sul territorio. Più che un modello replicabile, Caivano sembra mostrare i limiti di un approccio che, senza politiche sociali profonde, rischia di restare uno slogan.
Con Sphera Network siamo andati a Caivano e Scampia per ascoltare chi vive questi territori e capire quanto la narrazione sulle periferie corrisponda alla realtà.
08:59
Secondo il deputato M5S Pasqualino Penza, no: «L’inutilità del decreto Caivano, che è solo repressivo, la verifichiamo guardando i comuni circostanti. Se qui la criminalità cala perché sotto i riflettori, altrove non accade». Per Penza, questo dimostra «A che non esiste il modello, B che non funziona il decreto».
Nel Parco Verde la realtà resta critica: edifici degradati, servizi carenti, ascensori guasti. Un contesto chiuso dove i bambini «rimangono sempre lì, vedono lo spaccio e quella diventa la loro realtà». Servirebbero interventi strutturali, «a partire da un abbattimento e ricostruzione ecosostenibile», perché «la criminalità non si estirpa, si può diluire».
Accanto a questo, però, esistono esperienze dal basso come “Un’infanzia da vivere” di Bruno Mazza, sostenuta dalla Fondazione con il Sud, che offre alternative concrete ai ragazzi. Mazza denuncia l’assenza di confronto con queste realtà e gli effetti del decreto: più repressione e «un aumento esponenziale degli ingressi nei carceri minorili», oggi sovraffollati (+55% dal 2022). A questo si aggiunge l’emergenza dei minori non accompagnati, lasciati senza percorsi educativi.
Il modello è stato esteso anche a Scampia, ma qui il cambiamento passa soprattutto da esperienze come il Comitato Vele e il GRIDAS, che lavorano da anni sul territorio. Più che un modello replicabile, Caivano sembra mostrare i limiti di un approccio che, senza politiche sociali profonde, rischia di restare uno slogan.
Con Sphera Network siamo andati a Caivano e Scampia per ascoltare chi vive questi territori e capire quanto la narrazione sulle periferie corrisponda alla realtà.