Israele spacca anche il pride di Napoli
Era già successo per il Pride di Roma, quando furono diffusi i loghi delle aziende partner dell'evento: c'erano Starbucks e Procter & Gamble – due brand che «direttamente o indirettamente finanziano o intrattengono rapporti economici con Israele» – ed era subito partito il boicottaggio della marcia, capeggiato da Rose Villain, verso un'alternativa più radicale: il Priot Pride (che, a onor del vero, esisteva già da tre anni), dichiaratamente schierato con la Palestina.
Ora succede anche a Napoli, dove l'evento è previsto per il 5 luglio, e dove l’Associazione Transessuale Napoli (ATN) e la Onlus i-Ken hanno annunciato che non sfileranno. Il motivo principale è la posizione di Antonello Sannino, presidente di Arcigay Napoli, attualmente bloccato in Israele a causa del conflitto con l’Iran: Sannino – apertamente filo-israeliano – era andato a Tel Aviv per partecipare al Pride, poi annullato, e ora condivide sui social aggiornamenti dal bunker e testimonianze di cittadini israeliani.
L’associazione Antinoo Arcigay Napoli ha chiesto alle istituzioni di intervenire per riportare in Italia lui e altre persone LGBTQIA+ bloccate nel Paese – ma i-Ken sottolinea come sia stato comunque «grave e doloroso» aver scelto di partecipare a un Pride a 70 km da una tragedia umanitaria. Il Napoli Pride, inoltre, avrebbe rifiutato di inserire nella propria piattaforma politica la frase: «Basta genocidio, Palestina libera», considerata dall’ATN un punto imprescindibile per sostenere l’iniziativa.
«In questo momento non ci sono le condizioni per procedere insieme», hanno dichiarato le due associazioni; «non parteciperemo e rivendichiamo di non essere parte del comitato organizzatore». Nel frattempo, il 28 giugno alle 16.30 ci sarà l’Arrevutamm Pride, pride sociale e alternativo che attraverserà le strade di Napoli nel giorno dell’anniversario dei Moti di Stonewall. «Arrevutamm è un Pride totalmente costruito dal basso, autofinanziato e senza sponsor - dicono i collettivi. Gli organizzatori hanno scelto di inserire le reti di una kefiah nel logo del Pride alternativo, «per sottolineare il nostro posto al fianco del Popolo Palestinese e della sua Resistenza contro genocidio e occupazione. Rifiutiamo il sionismo, l'omonazionalismo e il rainbow-washing israeliano», dicono le attiviste.