Napoli in corteo contro lo sgombero degli spazi sociali
di Davide TragliaSabato a Napoli si è tenuto un corteo regionale in difesa degli spazi sociali, convocato dopo le recenti notizie su possibili sgomberi che coinvolgerebbero realtà storiche come Officina 99, Mezzocannone Occupato e il Gridas. Attivisti, residenti e collettivi sono scesi in piazza contro «sgomberi, guerra e repressione», inserendo la vertenza locale in un quadro politico nazionale più ampio.
Il caso più immediato riguarda Officina 99: nelle scorse settimane le forze dell’ordine hanno trasmesso al Comune una relazione in cui si suggerisce lo sgombero per presunti problemi di sicurezza e irregolarità amministrative emersi dopo controlli seguiti a un malore durante un evento. «L’attacco agli spazi sociali va di pari passo con l’attacco ai diritti cui stiamo assistendo — afferma Ubaldo Nazzaro — in questo luogo continuiamo a dare voce al quartiere e a lottare per i diritti negati». Sul fronte universitario resta aperto anche il contenzioso su Mezzocannone: «Siamo a procedimento dal 2018 per l’occupazione», spiega a VD Davide Dioguardi, esponente del Laboratorio Insurgencia. «Siamo indagati per le serate a prezzi popolari, pensate per rendere accessibile la socialità in una città che è sempre più inaccessibile».
Particolarmente delicata è la situazione del Gridas, storica esperienza culturale di Scampia nata attorno all’opera di Felice Pignataro. Lo stabile che ospita le attività appartiene all’ente regionale Acer Campania, che ne ha chiesto la restituzione per ragioni patrimoniali e di sicurezza, essendo una palazzina deteriorata. Attivisti e associazioni sottolineano però il ruolo svolto in decenni di riqualificazione sociale, tra carnevali di quartiere, laboratori artistici e iniziative di mutualismo, chiedendo una soluzione istituzionale che preservi l’esperienza.
La mobilitazione napoletana si inserisce in un clima segnato da recenti sgomberi eccellenti, come quelli del Leoncavallo a Milano e di Askatasuna a Torino. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha parlato di ulteriori possibili chiusure, citando tra i casi monitorati anche lo stabile romano di Spin Time, dove vivono più di un centinaio di famiglie.
Le tensioni politiche sono cresciute dopo gli scontri di piazza a Torino: all’aggressione a un agente si sono affiancate decine di immagini di cariche e manganellate sui manifestanti circolate online. Subito dopo, il governo ha evocato il ritorno delle Brigate Rosse e annunciato misure di sicurezza più restrittive. Pochi giorni più tardi, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito «nemico dell’Italia» chi protesta contro le Olimpiadi Milano-Cortina, riaccendendo il dibattito sul diritto al dissenso.
Secondo i promotori del corteo, la difesa degli spazi autogestiti, da Roma al capoluogo campano, riguarda non soltanto le singole occupazioni ma il ruolo sociale di luoghi che negli anni hanno supplito a carenze istituzionali con attività culturali, sportive, mutualistiche e politiche. Per capirne di più, abbiamo seguito l’organizzazione del corteo a Mezzocannone Occupato e partecipato alla manifestazione regionale.
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Il caso più immediato riguarda Officina 99: nelle scorse settimane le forze dell’ordine hanno trasmesso al Comune una relazione in cui si suggerisce lo sgombero per presunti problemi di sicurezza e irregolarità amministrative emersi dopo controlli seguiti a un malore durante un evento. «L’attacco agli spazi sociali va di pari passo con l’attacco ai diritti cui stiamo assistendo — afferma Ubaldo Nazzaro — in questo luogo continuiamo a dare voce al quartiere e a lottare per i diritti negati». Sul fronte universitario resta aperto anche il contenzioso su Mezzocannone: «Siamo a procedimento dal 2018 per l’occupazione», spiega a VD Davide Dioguardi, esponente del Laboratorio Insurgencia. «Siamo indagati per le serate a prezzi popolari, pensate per rendere accessibile la socialità in una città che è sempre più inaccessibile».
Particolarmente delicata è la situazione del Gridas, storica esperienza culturale di Scampia nata attorno all’opera di Felice Pignataro. Lo stabile che ospita le attività appartiene all’ente regionale Acer Campania, che ne ha chiesto la restituzione per ragioni patrimoniali e di sicurezza, essendo una palazzina deteriorata. Attivisti e associazioni sottolineano però il ruolo svolto in decenni di riqualificazione sociale, tra carnevali di quartiere, laboratori artistici e iniziative di mutualismo, chiedendo una soluzione istituzionale che preservi l’esperienza.
La mobilitazione napoletana si inserisce in un clima segnato da recenti sgomberi eccellenti, come quelli del Leoncavallo a Milano e di Askatasuna a Torino. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha parlato di ulteriori possibili chiusure, citando tra i casi monitorati anche lo stabile romano di Spin Time, dove vivono più di un centinaio di famiglie.
Le tensioni politiche sono cresciute dopo gli scontri di piazza a Torino: all’aggressione a un agente si sono affiancate decine di immagini di cariche e manganellate sui manifestanti circolate online. Subito dopo, il governo ha evocato il ritorno delle Brigate Rosse e annunciato misure di sicurezza più restrittive. Pochi giorni più tardi, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito «nemico dell’Italia» chi protesta contro le Olimpiadi Milano-Cortina, riaccendendo il dibattito sul diritto al dissenso.
Secondo i promotori del corteo, la difesa degli spazi autogestiti, da Roma al capoluogo campano, riguarda non soltanto le singole occupazioni ma il ruolo sociale di luoghi che negli anni hanno supplito a carenze istituzionali con attività culturali, sportive, mutualistiche e politiche. Per capirne di più, abbiamo seguito l’organizzazione del corteo a Mezzocannone Occupato e partecipato alla manifestazione regionale.