Il carcere di Bolzano apre una pagina Instagram
Il carcere di Bolzano ora ha un canale Instagram. L’istituto penitenziario avvia un progetto pilota di sei mesi per raccontare, attraverso i social, attività, persone e percorsi di inclusione. L’iniziativa, la prima del genere in Italia, nasce con l’obiettivo di aprire uno spazio di comunicazione e trasparenza tra l’amministrazione penitenziaria e la comunità esterna.
«Il carcere non può restare muto. Anche qui si costruiscono percorsi di rinascita e vogliamo raccontarli», spiega il direttore Giangiuseppe Monti, promotore del progetto, al Corriere della Sera. L’esperimento prevede la creazione di un laboratorio di comunicazione interna e l’apertura, nelle prossime settimane, anche di una pagina Facebook.
L’istituto, ospitato in un edificio austroungarico dell’Ottocento, ha attraversato una lunga fase di difficoltà: spazi ridotti, impianti datati e carenza di personale. A questo si sono aggiunti episodi critici come rivolte, suicidi e un’epidemia di scabbia tra i detenuti. «Abbiamo iniziato dalle urgenze - racconta Monti -. Rifare il tetto, sistemare le facciate, migliorare gli ambienti, soprattutto le docce. Ma il vero cambiamento è stato culturale. C’era bisogno di restituire serenità al personale e dignità al lavoro che qui si fa ogni giorno».
Negli ultimi mesi sono aumentate le collaborazioni con enti e associazioni. Nella ciclofficina alcuni detenuti imparano un mestiere e raccontano le proprie esperienze durante eventi aperti al pubblico. «Il carcere non è solo pena - sottolinea Monti - ma anche crescita, cura e prevenzione».
La nuova presenza social seguirà una linea chiara: raccontare la quotidianità del carcere senza spettacolarizzare. «La cronaca racconta spesso solo il dolore, gli episodi critici, le emergenze. Ma - spiega Monti - dentro queste mura c’è molto altro: persone che studiano, lavorano, si impegnano per cambiare. È giusto che si sappia». La sperimentazione durerà sei mesi. Se l’esperienza darà risultati positivi, potrà essere proposta come modello per altri istituti. «Parlare del carcere significa parlare di noi, del modo in cui una società sceglie di non abbandonare nessuno», conclude Monti.