«È stata una giornata straordinaria, epocale, dopo tanti anni di lotta, di sacrifici e di resistenza. Ora non ci arrenderemo: Scampia vuole tutto». Con queste parole Omero Benfenati, portavoce storico del Comitato Vele di Scampia, descrive a VD l'abbattimento della Vela Gialla, avvenuto ieri, che ha segnato un momento storico per il quartiere napoletano. Un evento che, più di un semplice atto di demolizione, rappresenta il risultato di decenni di mobilitazioni, picchetti e battaglie portate avanti dai residenti e dalle associazioni locali.

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Le Vele di Scampia furono progettate negli anni Sessanta dall'architetto Franz Di Salvo come un nuovo modello abitativo basato sull'idea di comunità. Si ispiravano, infatti, alle Unités d’habitation di Le Corbusier in Francia, condividendo la stessa utopia sociale di creare una “città in miniatura” autosufficiente. Tuttavia, il progetto si trasformò rapidamente in un fallimento: materiali scadenti, edifici costruiti troppo vicini e spazi invivibili fecero sì che diventassero un simbolo di degrado e abbandono. «Ieri abbiamo dimostrato che dentro quei mostri di cemento a lungo raccontati soltanto attraverso le immagini di Gomorra, c’erano delle persone: famiglie che ieri si sono abbracciate, hanno resistito e conquistato la loro dignità», ha affermato Benfenati. L'abbattimento della Vela Gialla è soltanto il primo passo del progetto "Restart Scampia", finanziato con circa 150 milioni di euro provenienti da fondi PNRR, PON Metro Plus e dal programma Periferie. «I lavori per smantellarla dureranno circa 40 giorni. Ad aprile o maggio sarà la volta della Vela Rossa. Rimarrà solo la Vela Celeste, che verrà riqualificata e sarà destinata ad accogliere servizi pubblici».

Il progetto non si limita soltanto alla creazione di nuove case. Sono previsti, infatti, degli spazi dedicati all’agricoltura urbana, un parco pubblico, una fattoria con scopi ludici e didattici, uffici pubblici e un complesso scolastico composto da una scuola dell’infanzia e un asilo nido, «che saranno fondamentali – ricorda a VD Giuseppe Mancini, del Coordinamento Periferie Unite – in un quartiere come quello di Scampia che ha la più alta percentuale di dispersione scolastica e di Neet in Italia». Uno degli obiettivi principali è quello di creare una vera economia sociale per Scampia, un quartiere che registra anche il più alto tasso di disoccupazione in Europa, oltre il 70%: «Con l’abbattimento delle Vele e la ricostruzione prevista, conquisteremo non solo il diritto alla casa, ma avremo anche una ricaduta economica e sociale e – lo speriamo – un lavoro per tanti cittadini che oggi vivono una situazione di marginalizzazione sociale», ha detto Benfenati.

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Benfenati ha sottolineato che gli alloggi saranno assegnati in base a una graduatoria che tiene conto degli anni di residenza e delle condizioni familiari, e che il comitato vigilerà sul rispetto degli impegni: «I primi 160 nuclei familiari entreranno nei nuovi alloggi nel 2026. La lotta però non finisce ora, ma quando vedremo che l'ultima Vela sarà abbattuta e che sulle macerie verranno costruiti nuovi alloggi per gli abitanti di Scampia». La giornata di ieri è stata carica di emozione. «Questo giorno storico non è arrivato all’improvviso, né è stato calato dall’alto. Scampia l’ha pensato, l’ha sognato, lo ha costruito. È la vittoria di un territorio martoriato, di chi crede in questo quartiere e ha deciso di restare», ha affermato Mancini. Ieri, sui muri della Vela Gialla, c’erano scritte come "Scampia vuole tutto" e "Bella Ciao". «Ci stiamo prendendo tutto», ha detto Benfenati, «perché per troppi anni ci è stato tolto ogni cosa. Oggi, finalmente, possiamo guardare al futuro con speranza».