«La mia cittadinanza è una tripla "X"», la storia di Nedzad, nato in Italia ma apolide per lo stato
di Davide TragliaSul suo permesso di soggiorno, alla voce "cittadinanza", ci sono tre lettere: XXX. È così che lo Stato italiano identifica Nedzad Husovic, 33 anni, nato e cresciuto nel quartiere Centocelle, a Roma. È apolide, una parola che in pochi conoscono ma che per lui significa una vita sospesa tra burocrazia, esclusione e invisibilità.
Nedzad non ha una cittadinanza perché, per un cavillo legislativo, non ha potuto accedere a quella italiana. Sua madre, originaria della Bosnia, non è mai stata riconosciuta ufficialmente dal suo Paese, mentre suo padre è bosniaco. «A 18 anni», racconta a VD, «l'Italia avrebbe dovuto inviarmi una lettera per permettermi di richiedere la cittadinanza. Quella lettera non è mai arrivata».
Risultato: Ned non è cittadino di nessuno Stato. Non può votare, non ha potuto continuare il proprio percorso di studi, non può partecipare a concorsi pubblici, non ha accesso pieno al sistema sanitario. «È come se fossi nato sulla Luna», racconta. La sua è una delle migliaia di storie invisibili che vivono ai margini della cittadinanza, escluse per dettagli burocratici.
Perché cosa vuol dire essere italiano, se non esserlo di fatto, ogni giorno, senza che un documento lo riconosca? L’8 e 9 giugno abbiamo la possibilità di far sentire la nostra voce. Anche per chi, come Nedzad, oggi non può farlo. Andiamo a votare.
02:15
Nedzad non ha una cittadinanza perché, per un cavillo legislativo, non ha potuto accedere a quella italiana. Sua madre, originaria della Bosnia, non è mai stata riconosciuta ufficialmente dal suo Paese, mentre suo padre è bosniaco. «A 18 anni», racconta a VD, «l'Italia avrebbe dovuto inviarmi una lettera per permettermi di richiedere la cittadinanza. Quella lettera non è mai arrivata».
Risultato: Ned non è cittadino di nessuno Stato. Non può votare, non ha potuto continuare il proprio percorso di studi, non può partecipare a concorsi pubblici, non ha accesso pieno al sistema sanitario. «È come se fossi nato sulla Luna», racconta. La sua è una delle migliaia di storie invisibili che vivono ai margini della cittadinanza, escluse per dettagli burocratici.
Perché cosa vuol dire essere italiano, se non esserlo di fatto, ogni giorno, senza che un documento lo riconosca? L’8 e 9 giugno abbiamo la possibilità di far sentire la nostra voce. Anche per chi, come Nedzad, oggi non può farlo. Andiamo a votare.