Ormai lo abbiamo letto ovunque. Nessuno tra i cinque quesiti referendari ha raggiunto il quorum: meno del 50%+1 degli aventi diritto si è recato alle urne, l’affluenza generale è stata circa del 30%. Ma a colpire è anche la distribuzione dei voti: chi è andato al seggio ha ampiamente votato sì ai 4 quesiti sul lavoro, con percentuali tra l’86% e l’88%. Mentre il quesito sulla cittadinanza ha ottenuto molti meno consensi: oltre un terzo di chi ha votato si è espresso per il no.

È un dato molto significativo. I partiti di maggioranza avevano chiesto di disertare le urne. Con le regole attuali per i referendum abrogativi non votare contribuisce in modo indiretto, ma efficace, al no, poiché se non viene raggiunto il quorum la votazione non è valida, qualsiasi sia il risultato. Consapevoli di questo, quasi 5 milioni e 200mila italiani hanno scelto comunque di andare a votare ed esprimere il loro dissenso nei confronti della modifica delle regole per la cittadinanza.

Perciò oggi la delusione è ancora più grande tra chi è favorevole a riformare la cittadinanza. A partire dalle cosiddette seconde generazioni, i figli e le figlie di famiglie con background migratorio che sono cresciuti in Italia. Victoria Oluboyo nel 2022 è stata eletta consigliera comunale a Parma con il Partito Democratico. Oggi ha 30 anni, ma da quando ne ha 15 lotta per una riforma della legge sulla cittadinanza, che «non è solo un pezzo di carta, è il riconoscimento di chi sei».

In un post su Instagram ha raccontato la frustrazione di una generazione di italiani che continuerà ad avere meno diritti degli altri. Il risultato di oggi «è la conferma di quanto cammino ci sia ancora da fare», ha scritto. «Viviamo in un paese dove il razzismo è ancora strutturale, dove ti considerano solo se puoi tornare utile. Dove l'inclusione è spesso una parola di facciata, buona per i comunicati stampa, ma vuota nella sostanza».

Nonostante questo Oluboyo non ha intenzione di arrendersi: «con la mia generazione tutto questo deve finire. Deve finire l'odio. Deve finire la misoginia razzista. Deve finire la discriminazione. Non permetterò che i nostri figli subiscano quello che abbiamo subito noi».