Come previsto, il referendum su cittadinanza e lavoro non ha raggiunto il quorum. L’affluenza definitiva si è fermata al 30,6%. In base ai risultati riportati sul portale Eligendo, Toscana (39,09%), Emilia-Romagna (38,06%), Liguria (35,08%), Piemonte (34,93%) e Marche (32,70%) registrano i numeri più alti, ma restano ben sotto la soglia necessaria del 50% più uno. Percentuali molto più basse per il Trentino Alto Adige (22,70%) – con Bolzano addirittura al 15,87% –, la Sicilia (23,07%) e la Calabria (23,16%).

Dei cinque quesiti referendari, quattro riguardavano il lavoro e uno la cittadinanza. Il primo puntava all’abrogazione del contratto a tutele crescenti introdotto con il Jobs Act, che oggi limita il reintegro per i lavoratori licenziati ingiustamente: l’88,7% dei votanti si è espresso a favore dell’abrogazione, mentre l’11,3% ha votato contro. Il secondo quesito proponeva di eliminare il tetto massimo all’indennizzo previsto per i licenziamenti senza giusta causa nelle piccole imprese: l’87,3% ha votato sì, il 12,7% no. Il terzo quesito mirava a cancellare la norma che consente alle aziende di assumere a tempo determinato, senza obbligo di motivazione, nei primi 12 mesi. Anche in questo caso, l’88,7% degli elettori si è pronunciato a favore dell’abrogazione, contro l’11,4% contrario. Il quarto quesito chiedeva di rimuovere il limite alla responsabilità dell’impresa committente in caso di infortuni sul lavoro per i dipendenti in subappalto: ha ottenuto l’87% di sì e il 13% di no. Il quinto e ultimo quesito, relativo alla legge sulla cittadinanza, è stato quello con il risultato più incerto e la minore adesione. Solo il 64,4% dei votanti si è espresso a favore della modifica, mentre il 35,6% ha scelto il no: un dato significativamente più basso rispetto al consenso registrato sui temi del lavoro. In pratica, più di un italiano votante su tre si è detto contrario a ridurre da dieci a cinque anni il periodo di residenza legale in Italia richiesto agli stranieri extracomunitari maggiorenni per poter richiedere la cittadinanza italiana.

A Paciano, un piccolo comune della provincia di Perugia, si è raggiunto il quorum: alle urne si sono recati il 51,38% degli aventi diritto, ma questo non avrà effetti pratici sulla validità della consultazione, per cui farà fede il dato nazionale. Lo stesso è avvenuto anche nel comune di Volla, in provincia di Napoli, e a Matera, chiamate alle urne anche per il ballottaggio nell’elezione del sindaco.

A trainare il voto sono state soprattutto le città più grandi, multiculturali, con più elettori laureati (almeno il 20% della popolazione) e i comuni con oltre 100mila abitanti. Le rilevazioni delle settimane precedenti indicavano un’affluenza compresa tra il 32% e il 36%, con le stime più ottimistiche che arrivavano al 38%. I dati, però, sono addirittura al ribasso rispetto a quanto pronosticato.

“Il nostro obiettivo era raggiungere il quorum per cambiare le leggi e questo obiettivo non è stato raggiunto. Non è una vittoria, oggi non festeggiamo”, ha affermato il segretario generale della CGIL Maurizio Landini, commentando i dati sul referendum. “Non ci penso lontanamente di lasciare l’incarico, non è oggetto di discussione. C’è sempre stato un processo di decisioni e scelte collettive. Non abbiamo nessuna intenzione di cambiare la nostra strategia, non abbiamo cambiato idea”. Secondo il segretario di +Europa Riccardo Magi e promotore del quesito sulla cittadinanza, invece, "ha vinto l'astensionismo organizzato che si è fatto forte dell'astensionismo spontaneo e della mancanza di informazione ma non ci sentiamo sconfitti".

Nel frattempo, Fratelli d’Italia ha pubblicato un post sui social per celebrare il mancato quorum del referendum. “L’unico vero obiettivo di questo referendum era far cadere il governo Meloni. Alla fine, però, sono stati gli italiani a far cadere voi. Avete perso”, si legge. Diverse le reazioni arrivate dal centrodestra. Il vicepremier e leader di FI Antonio Tajani, intervenendo al Tg1, ha dichiarato che da questo risultato il governo ne esce rafforzato. "Intanto grande rispetto per chi è andato a votare perché è sempre una forma di partecipazione al referendum. Detto questo, è stata una sconfitta della sinistra e dell'opposizione che voleva tentare l'assalto al governo utilizzando il grimaldello dei referendum. La cosa è andata male, l'opposizione si è indebolita".

Ai microfoni del Tg La7 di Enrico Mentana è intervenuto il presidente del Senato Ignazio La Russa. "Sarebbe troppo facile ora infierire verso coloro che, come Schlein, Bonelli e tanti altri, mistificando il senso delle mie parole, hanno invitato ad andare a votare non per la presunta bontà dei quesiti referendari ma semplicemente, se non per odio, quasi per far dispetto a me”, ha detto La Russa. “In realtà, non ho più fatto né cenni né parola di propaganda e, come promesso, sono andato al seggio addirittura già domenica mattina presto. Ma la loro volgare campagna di disistima o peggio di odio nei miei confronti ha avuto un effetto: ho votato per un solo quesito. Senza le loro parole, forse avrei votato no a tutti e cinque. Insomma, hanno fatto perdere e non guadagnare punti all'affluenza”.

Anche il ministro delle infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini ha commentato i dati sull'affluenza al referendum. “C'è una enorme sconfitta per una sinistra che non ha più idee e credibilità e che non riesce a mobilitare neanche i propri elettori", ha detto all’ANSA. "In due anni e mezzo al governo del Paese abbiamo ottenuto il record di italiani al lavoro, disoccupazione ai minimi, crescita dei posti fissi e calo del precariato: alla sinistra lasciamo le chiacchiere. Lega e governo rispondono coi fatti, e gli italiani col voto, e il non voto, lo hanno capito benissimo".

Il flop dei referendum, promossi dalla CGIL e +Europa, apre ora la strada a una possibile stretta sulle regole: si pensa di alzare il numero minimo di firme per richiedere nuove consultazioni, per evitare futuri referendum-fantasma. "Forse bisogna cambiare la legge sui referendum, servono probabilmente più firme, anche perché abbiamo speso tantissimi soldi per esempio per portare centinaia di migliaia, milioni di schede per gli italiani all'estero che sono tornate bianche", ha detto il vicepremier Antonio Tajani al Tg1. "Poi per quanto riguarda le valutazioni di tipo politico, innanzitutto lo strumento del referendum per avviare iniziative politiche non si è risolto positivamente", ha concluso.