Referendum 22-23 marzo 2026: come votare dall’estero, chi può farlo e scadenze per il voto per corrispondenza
In vista del referendum costituzionale in programma il 22 e 23 marzo 2026, i cittadini italiani che si trovano temporaneamente all’estero per motivi di lavoro, studio o cure mediche potranno votare per corrispondenza, secondo quanto previsto dalla legge n. 459 del 2001. Per esercitare questa opzione, gli elettori dovranno inviare apposita richiesta al proprio comune di iscrizione nelle liste elettorali entro il 18 febbraio, termine che corrisponde al trentaduesimo giorno antecedente la votazione.
Resta invece esclusa, allo stato attuale, la possibilità di votare fuori sede per studenti e lavoratori che vivono stabilmente in un Comune italiano diverso da quello di residenza. Nelle scorse settimane, infatti, la maggioranza parlamentare ha respinto gli emendamenti delle opposizioni che chiedevano di inserire nel decreto la possibilità di voto fuori sede.
La domanda per il voto dall’estero può essere trasmessa per posta ordinaria, via e-mail anche non certificata oppure consegnata a mano, anche tramite persona delegata. L’istanza può essere redatta su carta libera, purché contenga tutte le informazioni richieste: in particolare l’indirizzo postale estero per la spedizione del plico elettorale, la dichiarazione di possesso dei requisiti di legge e l’attestazione di permanenza all’estero per almeno tre mesi, periodo che deve includere le date della consultazione. L’opzione resta valida anche se, al momento dell’invio della richiesta, l’elettore non si trova ancora all’estero, purché il soggiorno dichiarato comprenda i giorni del voto.
Alla domanda dovrà essere allegata copia di un documento d’identità in corso di validità. Sul sito del Ministero dell’Interno è disponibile un modello di istanza predisposto dalla Direzione centrale per i Servizi elettorali del Dipartimento per gli Affari interni e territoriali, utilizzabile dagli elettori temporaneamente all’estero. Restano comunque valide anche le richieste presentate con modelli diversi, purché complete di tutti i dati necessari. Ulteriori informazioni sono consultabili nell’area Elezioni del portale istituzionale del Ministero.
Il referendum riguarda, tra gli altri aspetti, la separazione delle carriere dei magistrati tra giudici e pubblici ministeri. La riforma, sostenuta dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, è stata approvata nel corso dell’ultimo anno con quattro passaggi parlamentari, due alla Camera dei deputati e due al Senato della Repubblica. Avendo ottenuto la maggioranza assoluta ma non quella dei due terzi dei componenti delle Camere, il testo dovrà essere sottoposto a referendum prima dell’entrata in vigore definitiva. Non è previsto quorum: la riforma entrerà in vigore se i voti favorevoli supereranno i contrari, mentre in caso opposto resterà invariato l’attuale assetto.
Come già avvenuto in precedenti consultazioni, l’assenza di una disciplina sul voto fuori sede rischia di limitare l’esercizio del diritto di voto per una parte significativa dell’elettorato. Una possibile soluzione strutturale è già sul tavolo: nel dicembre 2025 è stata depositata in Parlamento una proposta di legge di iniziativa popolare sul voto fuori sede, promossa dalle associazioni The Good Lobby Italia e Voto Fuorisede, insieme a Will, e sostenuta anche da VD News. Il testo è attualmente fermo e spetta alla Commissione Affari Costituzionali del Senato avviarne l’esame nei termini previsti.