«Le perquisizioni nei confronti dei medici sono una violenza»
di Caterina CarradoriLa Corte di Cassazione ieri ha annullato la sospensione dall’esercizio della professione per tre delle mediche coinvolte nell’inchiesta della procura di Ravenna. L’indagine è iniziata a febbraio 2026 quando sono stati indagati otto medici e mediche dell’ospedale Santa Maria delle Croci, a Ravenna, per falso ideologico. L’accusa era quella di aver firmato 34 presunti certificati falsi per la non idoneità al trattenimento nei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr) di alcune persone migranti. A cinque dei sanitari coinvolti è stato vietato di occuparsi dei certificati d’idoneità ai Cpr mentre le altre tre professioniste erano state sospese dall’esercizio della professione.
L’inchiesta si è poi allargata quando il 16 settembre la polizia ha effettuato 23 perquisizioni a carico di sanitari in nove città italiane. L’unico a essere indagato in questo caso è stato Nicola Cocco, medico infettivologo. L’accusa è di associazione a delinquere. Secondo la procura dietro ai 34 certificati di non idoneità ai Cpr ci sarebbe un'organizzazione per impedire il trasferimento delle persone migranti nei centri di detenzione amministrativa.
Se fino a ora la visita medica che precede il trattenimento nei Cpr, prevista dalla direttiva Lamorgese, era una forma di tutela della persona ora, l’attacco all’autonomia dei sanitari, mette in discussione questo presidio del diritto alla salute. In una lettera inviata al quotidiano La Verità il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha dichiarato «lo Stato che decide il rimpatrio di uno straniero illegale (…) deve poterlo eseguire senza ostruzionismi illegali» e ha annunciato dei cambiamenti sulle regole sulle valutazioni sanitarie per l’ingresso nei Cpr.
Anche la Federazione nazionale degli Ordini dei medici, che ha espresso il proprio sostegno ai sanitari indagati, ha chiesto la separazione della valutazione clinica dall’idoneità al trasferimento nei Cpr. «Chiediamo una procedura che distingua chiaramente questi compiti – ha dichiarato il presidente della FnomCeo, Filippo Anelli – e consenta ai medici di svolgere il proprio lavoro con rigore, indipendenza e piena responsabilità».
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L’inchiesta si è poi allargata quando il 16 settembre la polizia ha effettuato 23 perquisizioni a carico di sanitari in nove città italiane. L’unico a essere indagato in questo caso è stato Nicola Cocco, medico infettivologo. L’accusa è di associazione a delinquere. Secondo la procura dietro ai 34 certificati di non idoneità ai Cpr ci sarebbe un'organizzazione per impedire il trasferimento delle persone migranti nei centri di detenzione amministrativa.
Se fino a ora la visita medica che precede il trattenimento nei Cpr, prevista dalla direttiva Lamorgese, era una forma di tutela della persona ora, l’attacco all’autonomia dei sanitari, mette in discussione questo presidio del diritto alla salute. In una lettera inviata al quotidiano La Verità il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha dichiarato «lo Stato che decide il rimpatrio di uno straniero illegale (…) deve poterlo eseguire senza ostruzionismi illegali» e ha annunciato dei cambiamenti sulle regole sulle valutazioni sanitarie per l’ingresso nei Cpr.
Anche la Federazione nazionale degli Ordini dei medici, che ha espresso il proprio sostegno ai sanitari indagati, ha chiesto la separazione della valutazione clinica dall’idoneità al trasferimento nei Cpr. «Chiediamo una procedura che distingua chiaramente questi compiti – ha dichiarato il presidente della FnomCeo, Filippo Anelli – e consenta ai medici di svolgere il proprio lavoro con rigore, indipendenza e piena responsabilità».