Cosa sono i rifugi climatici?

Negli ultimi giorni, alcuni video sui social mostrano un fenomeno inquietante: l’asfalto in città è talmente rovente da trattenere le impronte delle scarpe. Una “pasta nera calda” che si deforma sotto i piedi e racconta quanto sia diventato estremo il caldo urbano.

Con temperature che sfiorano i 40 gradi, la vita in città si trasforma in una prova di resistenza. Il condizionatore non basta, e non tutti possono permetterselo. Così, da qualche anno, si parla sempre più di rifugi climatici: spazi pubblici, freschi e gratuiti dove trovare sollievo durante le ore più torride. Biblioteche, musei, parchi, centri civici: luoghi esistenti che, se mappati e resi accessibili, possono diventare un’ancora di salvezza.

In Europa, diverse città sono già attive. Barcellona è un esempio virtuoso: ha censito circa 400 rifugi, raggiungibili a piedi in meno di 10 minuti dal 98% dei residenti. Anche Parigi e Saragozza offrono mappe interattive per trovare ombra e refrigerio. In Italia, si comincia ora a costruire reti simili: a Firenze sono 44 i rifugi censiti, a Bologna 15, mentre a Napoli l’associazione Cleanap ha mappato diverse aree, tra piazze alberate e parchi. Roma e Milano, invece, sono ancora indietro.

Il tema dei rifugi climatici è anche una questione di giustizia sociale: il caldo colpisce tutti, ma non tutti allo stesso modo. Chi è anziano, malato, solo o vive in abitazioni poco isolate è più esposto. Ecco perché non bastano soluzioni individuali: serve un ripensamento delle città. Più verde, meno cemento, edilizia adattata a un clima che cambia.
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