Dal pomeriggio di venerdì 8 agosto un vasto incendio sta interessando il Parco Nazionale del Vesuvio. Le fiamme sono partite dal versante sud del vulcano, nelle aree boschive dei comuni di Terzigno, Boscotrecase e Trecase, per poi diffondersi nella zona di Ottaviano e nelle valli dell’Inferno e del Gigante, la depressione che separa il Monte Somma dal Gran Cono del Vesuvio. La scorsa notte, inoltre, si è sviluppato un nuovo focolaio nell’area di Torre del Greco, portando a tre i fronti attualmente attivi. La situazione è critica: le diverse squadre dei Vigili del Fuoco sono al lavoro da ore per domare le fiamme. Il ministro della Protezione Civile, Nello Musumeci, ha disposto lo stato di mobilitazione straordinaria del servizio nazionale di Protezione civile. Nelle operazioni sono impegnati decine di uomini provenienti da diverse regioni, Canadair ed elicotteri, ma i mezzi aerei possono intervenire solo durante il giorno, con la luce solare. Le folate di vento stanno, purtroppo, complicando le operazioni. Una fitta rete di volontari e volontarie si è attivata fin da subito per affiancare i Vigili del Fuoco, l’Esercito e le forze dell’ordine impegnati nelle attività di spegnimento e monitoraggio dei luoghi.

Le fiamme, al momento, non hanno interessato centri abitati, ma l’incendio sta letteralmente devastando interi ettari di macchia mediterranea e vegetazione, distruggendo l’habitat naturale di animali e diverse specie di piante. Pasquale Imperato, responsabile Coldiretti Campania, ha spiegato a Fanpage che si tratta di un «disastro immane per i prodotti agricoli campani. Al momento sono state colpite due produzioni tipiche dell’area: la Lacryma Christi Dop, vino pregiato vesuviano, per la quale era ormai prossima la raccolta dell’uva, e l’albicocca vesuviana». L’incendio ha distrutto viti centenarie: «Ce ne sono alcune, nelle zone di Terzigno, che hanno più di 250 anni», aggiunge Imperato. La Procura di Nola, nel frattempo, ha aperto un’inchiesta, ma al momento non ci sono indagati né ipotesi di reato. Fondamentali, in tal senso, saranno le relazioni dei Carabinieri forestali, che dovranno accertare l’origine delle fiamme.

Forte il sospetto degli inquirenti che il rogo sia di natura dolosa, come quello che nel 2017 aveva devastato per giorni il Parco Nazionale. «Troppo spesso c’è una volontà precisa dietro queste fiamme: piromani che agiscono per profitto, incendi dolosi alimentati da un sistema criminale che intreccia imprenditoria deviata e malapolitica», denuncia Possibile. Il riferimento è al sistema delle bonifiche che dovranno essere realizzate una volta domate definitivamente le fiamme. Ma ora c’è anche un’emergenza ambientale: «Senza gli alberi, alle prime piogge torrenziali arriveranno le frane. Il caldo estremo soffoca e le poche aree verdi che potrebbero offrire respiro vengono distrutte. Il governo destina miliardi per il Ponte sullo Stretto e per gli armamenti, ma non investe in strategie ambientali, bonifiche e protezione del territorio».

Un appello a cui fa eco quello dell’organizzazione di tutela ambientale Salute Ambiente Vesuvio, che sul suo canale Facebook scrive: «Anni e anni di chiacchiere e interventi promessi e mai realizzati. Le voci profetiche delle associazioni e dei volontari del Vesuvio sono, purtroppo, oggi la cronaca di una morte annunciata».