Ti sei mai innamorato di una persona che non esiste?

In una recente intervista al New Yorker, Murata Sayaka, tra le scrittrici giapponesi contemporanea più tradotte nel mondo, ha detto che la «fictosessualità è molto forte in lei». Il termine deriva dall'unione di "fiction" (finzione) e "sessualità", e descrive l'attrazione sessuale o sentimentale verso personaggi immaginari, come quelli di anime, manga, videogiochi o libri.

Per chi ha letto “Vanishing World”, una delle ultime pubblicazioni di Sayaka (edita in Italia da Edizioni E/O), non è una notizia sconvolgente: la storia è ambientata in un mondo dove fare sesso tra umani è strano e innamorarsi di personaggi di finzione è la norma.

La fictosessualità non è però relegata solo alla letteratura, ed è più diffusa di quanto ci si immagina. Per esempio, già nel 2017, secondo il “sondaggio nazionale sul comportamento sessuale degli adolescenti" giapponesi, il 14,4% degli studenti e 17,1% delle studentesse universitarie dichiarava di "aver provato sentimenti romantici per un personaggio di un gioco o di un anime".

Fino a qualche anno fa in molti avrebbero bollato la questione come una nerdata, ma con diffusione globale dei simulacri relazionali - come i fidanzati virtuali creati con l’AI a pagamento e di giochi come love deep space, un otome game di simulazione di appuntamenti - la questione è diventata più comprensibile anche per chi non ne sapeva nulla. E così, sempre più spesso, queste forme di coinvolgimento vengono lette come una variante delle relazioni parasociali.
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