Hinge è un PowerPoint performativo di se stessi
di Vincenzo Ligresti«Così non funziona, devi caricare almeno una foto in cui ti si vede bene il viso». «Questa foto di te in costume che leggi Goliarda Sapienza è perfetta per attrarre le ragazze lesbiche che ti piacciono». «Hai messo che ti piace viaggiare? Avanguardia pura». «Ora hai i capelli corti, devi aggiornare tutto, sennò è barare». Questi sono dei virgolettati di una conversazione vera, mentre con degli amici ci scambiavamo osservazioni sui rispettivi profili Hinge, ma a nostra discolpa eravamo un po’ alticci, a un orario in cui si diventa più sinceri.
Nelle ultime settimane ci ho ripensato molto, a quel notturno scrutinio collettivo, un po’ improvvisato ma in buona fede, soprattutto perché siamo giunti a una conclusione piuttosto condivisibile. Hinge è sì un’app di dating migliore di altre, ma dobbiamo anche ammettere che la creazione e l’aggiornamento del profilo personale sono un palese PowerPoint performativo di se stessi, piuttosto stancante.
È un po’ come quell’inferno di post sulla crescita personale che è LinkedIn, ma mentre lì devi solo mostrarti impegnato o fingerti morto, su Hinge devi dimostrare quanto sei intelligente, ma anche simpatico, cercando al contempo di risultare avvenente, senza dare l’impressione di impegnarti per esserlo o sforzandoti per sembrarlo. “Vorrei mettere quella foto, ma dove sarà finita?” “Questa risposta breve sarà efficace?” “Il mio vocale sarà cringe?” Impaginare le versioni di noi che vogliamo proporre a potenziali partner è un lavoraccio non retribuito. Massima pena: finire in qualche TikTok super intrattenente che percula tutti i profili Hinge confezionati male.
Insomma, a pensarci meglio, pare proprio che questa benedetta dating fatigue arrivi ancora prima di chattare o di darsi appuntamenti più o meno deludenti; da un’incognita all’origine: il profilo che stiamo costruendo sarà sufficiente? Saremo interessanti, abbastanza noi? È faticoso, sì, ed è anche un bel po’ ridicolo. Però fa parte del gioco, e forse una cosa necessaria è smettere di cercare il ritratto più efficace e accontentarsi di uno onesto, che non vincerà il premio “miglior profilo di Hinge dell’anno” ma ogni tanto verrà capito. Che non è poco.