«Così non funziona, devi caricare almeno una foto in cui ti si vede bene il viso». «Questa foto di te in costume che leggi Goliarda Sapienza è perfetta per attrarre le ragazze lesbiche che ti piacciono». «Hai messo che ti piace viaggiare? Avanguardia pura». «Ora hai i capelli corti, devi aggiornare tutto, sennò è barare». Questi sono dei virgolettati di una conversazione vera, mentre con degli amici ci scambiavamo osservazioni sui rispettivi profili Hinge, ma a nostra discolpa eravamo un po’ alticci, a un orario in cui si diventa più sinceri. 

Nelle ultime settimane ci ho ripensato molto, a quel notturno scrutinio collettivo, un po’ improvvisato ma in buona fede, soprattutto perché siamo giunti a una conclusione piuttosto condivisibile. Hinge è sì un’app di dating migliore di altre, ma dobbiamo anche ammettere che la creazione e l’aggiornamento del profilo personale sono un palese PowerPoint performativo di se stessi, piuttosto stancante. 

È un po’ come quell’inferno di post sulla crescita personale che è LinkedIn, ma mentre lì devi solo mostrarti impegnato o fingerti morto, su Hinge devi dimostrare quanto sei intelligente, ma anche simpatico, cercando al contempo di risultare avvenente, senza dare l’impressione di impegnarti per esserlo o sforzandoti per sembrarlo. “Vorrei mettere quella foto, ma dove sarà finita?” “Questa risposta breve sarà efficace?” “Il mio vocale sarà cringe?” Impaginare le versioni di noi che vogliamo proporre a potenziali partner è un lavoraccio non retribuito. Massima pena: finire in qualche TikTok super intrattenente che percula tutti i profili Hinge confezionati male. 

Insomma, a pensarci meglio, pare proprio che questa benedetta dating fatigue arrivi ancora prima di chattare o di darsi appuntamenti più o meno deludenti; da un’incognita all’origine: il profilo che stiamo costruendo sarà sufficiente? Saremo interessanti, abbastanza noi? È faticoso, sì, ed è anche un bel po’ ridicolo. Però fa parte del gioco, e forse una cosa necessaria è smettere di cercare il ritratto più efficace e accontentarsi di uno onesto, che non vincerà il premio “miglior profilo di Hinge dell’anno” ma ogni tanto verrà capito. Che non è poco.