Dentro i reparti oncologici a Cuba
dal nostro inviato Samuele MaccoliniDa oltre 60 anni, gli USA sottopongono Cuba a un durissimo embargo economico, commerciale e finanziario. Il provvedimento, condannato più volte anche dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, riguarda formalmente le relazioni tra USA e Cuba, ma espone l’intera comunità internazionale al rischio di sanzioni da parte degli Stati Uniti in caso di rapporti con l’isola.
Il cosiddetto “bloqueo” è stato ulteriormente rafforzato durante l’amministrazione Trump, con l’obiettivo dichiarato di favorire un “regime change”. Gli effetti per Cuba sono molto pesanti e risultano aggravati anche dal venir meno del sostegno energetico garantito negli anni da Nicolás Maduro: carenze di carburante, riduzione delle entrate dall’estero, difficoltà nelle transazioni bancarie. Nelle ultime settimane si registrano crescenti ostacoli all’acquisto di farmaci e tecnologie mediche, oltre a continui blackout che stanno colpendo anche gli ospedali.
Siamo entrati nel reparto oncologico di una di queste strutture per documentare la situazione e raccogliere le testimonianze di medici e pazienti. La visita si è svolta nell’ambito delle iniziative del Nuestra América Convoy, una missione di solidarietà e cooperazione civile che ha incluso anche la consegna diretta di farmaci e aiuti sanitari destinati alla popolazione cubana, proprio per rispondere alle gravi carenze causate dall’embargo. L’iniziativa rientra nella campagna “Let Cuba Breathe” ed è promossa dall’AICEC, nell’ambito del Nuestra América Convoy coordinato dalla Progressive International.
Nei prossimi giorni la delegazione europea si unirà alla “Nuestra América Flotilla”, una flotta internazionale di solidarietà che raggiungerà le acque cubane per contribuire alla consegna di medicinali e beni essenziali. «Non si può pensare che nel XXI secolo si possa accettare una punizione collettiva come strumento di pressione politica. “Let Cuba Breathe” non è uno slogan, ma un appello concreto a lasciare respirare un Paese che vive una delle fasi più difficili della sua storia recente», ha dichiarato Michele Curto, presidente dell’agenzia promotrice.
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Il cosiddetto “bloqueo” è stato ulteriormente rafforzato durante l’amministrazione Trump, con l’obiettivo dichiarato di favorire un “regime change”. Gli effetti per Cuba sono molto pesanti e risultano aggravati anche dal venir meno del sostegno energetico garantito negli anni da Nicolás Maduro: carenze di carburante, riduzione delle entrate dall’estero, difficoltà nelle transazioni bancarie. Nelle ultime settimane si registrano crescenti ostacoli all’acquisto di farmaci e tecnologie mediche, oltre a continui blackout che stanno colpendo anche gli ospedali.
Siamo entrati nel reparto oncologico di una di queste strutture per documentare la situazione e raccogliere le testimonianze di medici e pazienti. La visita si è svolta nell’ambito delle iniziative del Nuestra América Convoy, una missione di solidarietà e cooperazione civile che ha incluso anche la consegna diretta di farmaci e aiuti sanitari destinati alla popolazione cubana, proprio per rispondere alle gravi carenze causate dall’embargo. L’iniziativa rientra nella campagna “Let Cuba Breathe” ed è promossa dall’AICEC, nell’ambito del Nuestra América Convoy coordinato dalla Progressive International.
Nei prossimi giorni la delegazione europea si unirà alla “Nuestra América Flotilla”, una flotta internazionale di solidarietà che raggiungerà le acque cubane per contribuire alla consegna di medicinali e beni essenziali. «Non si può pensare che nel XXI secolo si possa accettare una punizione collettiva come strumento di pressione politica. “Let Cuba Breathe” non è uno slogan, ma un appello concreto a lasciare respirare un Paese che vive una delle fasi più difficili della sua storia recente», ha dichiarato Michele Curto, presidente dell’agenzia promotrice.