«Il Governo di Trump sta strangolando Cuba»
Partirà dall’Italia il prossimo 17 marzo un volo umanitario diretto a L’Avana con a bordo una delegazione europea impegnata in una missione di cooperazione civile e consegna di aiuti sanitari e alimentari destinati alla popolazione cubana. L’iniziativa rientra nella campagna «Let Cuba Breathe» ed è promossa dall’AICEC, nell’ambito del Nuestra América Convoy coordinato dalla Progressive International.
Una volta giunti a destinazione, i partecipanti si uniranno operativamente alla Nuestra América Flotilla, la flotta internazionale di solidarietà che dovrebbe raggiungere le acque cubane intorno al 21 marzo, con l’obiettivo di coordinare la consegna di medicinali e beni essenziali.
Secondo i promotori, la missione nasce per richiamare l’attenzione sulle difficoltà economiche e sanitarie dell’isola, aggravate dalle restrizioni statunitensi. «Non si può pensare che nel XXI secolo si possa accettare una punizione collettiva come strumento di pressione politica. “Let Cuba Breathe” non è uno slogan, ma un appello concreto a lasciare respirare un Paese che vive una delle fasi più difficili della sua storia recente», ha dichiarato Michele Curto, presidente dell’agenzia promotrice. «Negare a un popolo il diritto alla sussistenza per esercitare un ricatto politico è una violazione di ogni principio di diritto umano. La nostra non è un’iniziativa simbolica, ma una missione politica e umanitaria insieme».
La campagna intende denunciare gli effetti concreti delle sanzioni e delle limitazioni economiche imposte dagli Stati Uniti, rafforzate negli anni dell’amministrazione di Donald Trump. Tra le conseguenze segnalate figurano difficoltà nelle transazioni bancarie, ostacoli all’acquisto di farmaci e tecnologie mediche, carenze di carburante e riduzione delle entrate internazionali.
Secondo gli organizzatori, tali condizioni incidono direttamente sulla vita quotidiana della popolazione, con interruzioni energetiche, carenze di medicinali e un sistema sanitario sotto pressione. «L’assenza di una guerra dichiarata non significa assenza di emergenza», spiegano dall’associazione promotrice. «Il Paese oggi vive una situazione che priva la popolazione dei beni essenziali, e noi non possiamo restare spettatori. Non è una questione di debiti, ma di memoria e solidarietà: quando avevamo bisogno, i medici cubani c’erano. Ora tocca a noi».
I promotori sottolineano che, pur in assenza di distruzioni visibili come in altri contesti di crisi — citando il caso di Gaza — la pressione economica produce effetti profondi sul tessuto sociale.
La campagna resta aperta al sostegno pubblico e alla partecipazione di organizzazioni e cittadini europei interessati a contribuire alle attività di solidarietà internazionale.