Tre mesi per capovolgere l’America
di Davide TragliaA tre mesi dal suo insediamento, avvenuto il 20 gennaio 2025, il secondo mandato di Donald Trump si sta rivelando ancora più radicale e violento del primo. Un esempio emblematico è la gestione della nuova guerra commerciale globale, iniziata proprio su iniziativa del presidente. Trump ha imposto dazi pesanti su una vasta gamma di beni provenienti dall’Unione Europea, dal Giappone, dal Canada e da altri storici alleati degli Stati Uniti, accusati di “approfittarsi dell’America da troppo tempo”. L’aumento delle tariffe ha innescato tensioni immediate, ritorsioni annunciate e il rischio di un effetto domino sui mercati.
Tuttavia, dopo pochi giorni, Trump ha fatto marcia indietro, sospendendo i dazi per 90 giorni, ad eccezione della Cina, che resta nel mirino con tariffe elevate fino al 125%. Durante una cena della National Republican Congressional Committee, Trump ha ironizzato sul suo potere di piegare le diplomazie internazionali con la sola minaccia: «Credetemi, tutti questi Paesi adesso ci chiamano e mi leccano il co»**. [...] Pochi istanti prima di sospendere i dazi, Trump ha invitato i suoi follower sui social media a investire nel mercato azionario, definendo il momento «un’ottima occasione per acquistare». Questa dichiarazione ha sollevato preoccupazioni tra gli esperti riguardo a una possibile manipolazione del mercato da parte del presidente o dei suoi collaboratori.
La mossa ha suscitato reazioni dai Democratici, con il deputato Adam Schiff che ha chiesto un’indagine sul possibile insider trading. [...] È certo che l’S&P 500, il Dow Jones e il Nasdaq abbiano registrato rialzi storici superiori al 10%, fruttando miliardi a chi ha seguito il consiglio del presidente.
L’Unione Europea, che poche ore prima aveva approvato dazi di ritorsione del 25%, ha definito la sospensione americana «un passo verso la stabilità economica globale», pur sottolineando che il messaggio politico di Trump resta chiaro: il commercio internazionale è una guerra da vincere a ogni costo.
Ma i dazi sono solo l’ultimo atto di una lunga serie di scelte radicali in un reality geopolitico che vede Trump riscrivere l’agenda americana, tra isolazionismo, nazionalismo economico e scontri istituzionali. Tra le mosse più surreali ma significative c’è la campagna per l’annessione della Groenlandia. L’isola è stata definita da Trump «un’assoluta necessità». [...] Il piano prevede un’offerta economica più generosa rispetto a quella della Danimarca, con l’intenzione dichiarata di “ottenere” il territorio.
Sul fronte ucraino, Trump ha sospeso gli aiuti militari e ha spinto per un accordo che preveda concessioni territoriali a Mosca. Ha definito Zelensky un «dittatore» e lo ha attaccato pubblicamente, accusandolo di «non avere carte in mano» e di esporre il mondo a una Terza guerra mondiale. [...] Confronto trasformato in uno scontro diplomatico senza precedenti.
Contemporaneamente, Trump ha intensificato il suo sostegno incondizionato a Israele, arrivando a dichiarare che i palestinesi non potranno più tornare a Gaza, destinata a diventare una «Riviera di lusso». [...] Ha anche condiviso un video generato con l’intelligenza artificiale che immagina la «Trump Gaza»: grattacieli, danzatrici e una statua dorata di sé stesso.
Nel frattempo, il segretario di Stato Marco Rubio ha annunciato la revoca di almeno 300 visti a studenti stranieri coinvolti in proteste contro Israele. [...] La Columbia University ha dovuto cedere ai ricatti dell'amministrazione, accettando restrizioni e sorveglianza accademica senza precedenti. Anche Harvard ha ricevuto un elenco di misure imposte, tra cui il divieto delle mascherine, la modifica della governance e l'eliminazione dei programmi DEI.
Uno dei pilastri della nuova amministrazione è lo smantellamento dello Stato federale. Sotto la guida del Dipartimento per l’Efficienza Governativa (DOGE), affidato a Elon Musk, Trump ha avviato licenziamenti di massa nei settori di salute, istruzione, assistenza ai veterani e cooperazione internazionale.
Sul fronte migratorio, la nuova amministrazione ha avviato una campagna brutale di espulsioni di massa, spettacolarizzandone ogni fase. [...] Un video ufficiale mostra deportazioni con suoni “ASMR” di catene e motori d’aereo, trasformando la sofferenza in propaganda. [...] Trump ha anche ordinato il controllo dei social media dei richiedenti visto, bloccando chiunque critichi gli Stati Uniti o Israele.
Sul piano dei diritti civili, l’amministrazione ha revocato 68 sovvenzioni per la ricerca sanitaria, colpendo in particolare la comunità LGBTQIA+. Ha ordinato che le donne transgender siano incarcerate in strutture maschili e ha interrotto ogni trattamento medico legato alla transizione di genere nelle prigioni federali. [...] Ha rilanciato l’espulsione delle persone transgender dall’esercito, sostenendo che «l’affermazione di un uomo di essere una donna è incompatibile con l’onore militare».
Questi primi tre mesi del secondo mandato di Trump stanno rivelando una realtà ancora più allarmante di quanto ci si potesse aspettare. La sua politica estera non è solo una questione di isolamento o conflitto economico, ma anche e soprattutto di sostegno incondizionato a figure accusate di crimini internazionali, come Netanyahu, su cui pende un mandato di arresto per genocidio.
Il razzismo dell’amministrazione Trump è ormai sotto gli occhi di tutti, evidente nelle misure violente sull’immigrazione e nell’ostilità sistematica verso le minoranze. Questi primi mesi sembrano solo l’inizio di un mandato autoritario, che punta a rafforzare le divisioni sociali e a stravolgere i principi della democrazia. Se questo è soltanto l’inizio, viene difficile immaginare fino a che punto potrà spingersi l’erosione del già fragile “sogno americano”.