Gli USA e Israele si schierano con Russia, Bielorussia e Corea del Nord
Il 23 febbraio 2023, per il primo anniversario del conflitto in Ucraina, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottava una risoluzione che sosteneva l’indipendenza dell’Ucraina e che condannava l’invasione russa. All’epoca, si astennero 32 Paesi, mentre sette Stati membri si opposero: insieme alla Russia votarono no anche Siria, Bielorussia, Eritrea, Corea del Nord, Nicaragua e il Mali. I Paesi dell’Unione Europea, insieme agli Stati Uniti, sostennero compatti la condanna. Alla Casa Bianca c’era Joe Biden, che fin dall’inizio della guerra non aveva mai messo in discussione l’appoggio a Kyiv ed era recalcitrante a trattare con la Russia di Putin. Il sostegno all’Ucraina, oltre alle parole, si era concretizzato con un ingente volume di aiuti, che negli anni hanno raggiunto quota 114 miliardi, secondo le analisi del centro studi tedesco Kiel Institute.
Due anni dopo, con il ritorno di Donald Trump al Governo degli Stati Uniti, il dogma del sostegno indiscriminato a Kyiv è caduto. Il Presidente USA si è messo subito all’opera per rispettare quanto annunciato in campagna elettorale, ovvero che avrebbe assicurato la fine del conflitto in tempi brevi. Per raggiungere questo obiettivo Trump ha però scavalcato l’azione diplomatica di europei e ucraini per trattare direttamente con Putin. Le accuse verso il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky – tacciato da Trump di essere un «dittatore» e «comico mediocre» – sono state accompagnate da colloqui diplomatici con Mosca, i primi dall’inizio della guerra, che hanno escluso l’Ucraina dal tavolo. Al contempo, Trump ha minacciato di tagliare gli aiuti militari a Kyiv, che ora si trova costretta a trattare lo scambio di ingenti risorse minerarie per assicurarsi il supporto degli Stati Uniti. Una partita in cui ora tenta di inserirsi anche l’Unione Europea, messa ai margini da Trump.
Il cambio di strategia degli USA è diventato evidente il 24 febbraio di quest’anno. In un voto analogo a quello del 2023 per l’anniversario della guerra, gli Stati Uniti si sono opposti a una risoluzione dell’Assemblea Generale dell’ONU che condannava l’invasione russa, dividendosi dagli alleati europei. Nelle stesse ore il Presidente francese Emmanuel Macron era volato fino a Washington per parlare con Trump della questione ucraina. L’incontro non è stato proficuo. Non riuscendo a dissipare le divisioni, Macron ha cercato comunque di far prevalere davanti alle telecamere la necessità del sostegno all’Ucraina. Ma da parte di Trump ha trovato un muro.
Mai come ora l’Europa si era trovata così isolata dagli Stati Uniti, che secondo Trump non hanno più interesse a tutelare la sicurezza del continente. Così, mentre la NATO chiede un aumento delle spese militari per i Paesi membri oltre al 3% del Pil, i leader europei si domandano se non sia arrivato davvero il momento di «creare una capacità difesa europea autonoma». Le parole sono di Friedrich Merz, alla guida del partito dei cristiano-democratici della CDU, che ha appena vinto le elezioni tedesche e si accinge a guidare un nuovo Governo. Merz, atlantista di ferro, ha ammesso che «tutti i segnali che riceviamo dagli Stati Uniti indicano che l'interesse per l'Europa sta chiaramente diminuendo e la volontà di essere coinvolti in Europa sta diminuendo». Proponendosi come leader europeo punterà sul rafforzamento dell’Unione, con il difficile obiettivo di renderla indipendente dagli USA.
Ma il voto dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite non ha ridefinito solo i rapporti tra le due sponde dell’occidente. Anche Israele ha votato contro, unendosi a Stati Uniti e Russia. Si tratta della prima volta che il Paese si schiera contro l’Ucraina. Del resto gli Stati Uniti forniscono 3,8 miliardi di dollari annui in aiuti militari allo Stato israeliano, che ha utilizzato ampiamente le bombe statunitensi anche negli attacchi a Gaza e in Libano.
Fino a oggi, Israele ha mantenuto un delicato equilibrio tra il suo sostegno all'Ucraina, il cui presidente Volodymyr Zelensky è il primo ebreo della storia europea eletto a stragrande maggioranza da un popolo cristiano, e la sua necessità di preservare i legami con Mosca, a causa della sua influenza sulla Siria, nemico storico del Paese. La scelta di voltare le spalle all’Ucraina ha quindi il doppio scopo di ingraziarsi sia Mosca che Washington. Come scrive il Guardian «per gli Stati Uniti la causa dell'Ucraina è giusta e la sua sovranità dovrebbe essere preservata, ma, ancora una volta, il Paese non può essere trascinato, centimetro per centimetro, in una guerra interminabile, soprattutto se comporta dei rischi nucleari reali».
Sia all’Ucraina che a Israele Washington ha fornito un ampio sostegno militare, andando in alcuni casi «contro gli interessi statunitensi a lungo termine». Adesso però gli USA si sono trovati dalla parte di quelli che fino a poco tempo fa erano ritenuti “Stati Canaglia”. Gli Stati Uniti hanno votato infatti al fianco di Russia, Bielorussia e Corea del Nord, lasciando soli gli alleati storici europei e mettendo in dubbio l'impegno a lungo termine degli Stati Uniti per la sicurezza europea. L'inviata ad interim degli Stati Uniti presso l'ONU, Dorothy Camille Shea, ha descritto la risoluzione degli Stati Uniti come una «semplice dichiarazione storica, che guarda avanti, non indietro. Una risoluzione incentrata su una semplice idea: porre fine alla guerra». Solo nei prossimi mesi sapremo se si tratterà di una pace reale, o una resa obbligata per l’Ucraina, sul modello di Gaza.