Alla fine il «Liberation Day» è arrivato. Donald Trump alza il livello della guerra commerciale e annuncia ufficialmente l'introduzione dei dazi, con tariffe ben più alte di quanto previsto da economisti e politici. «Dazi reciproci del 10 per cento per tutti. E qualcosina di più, dazi addizionali, per chi è stato scorretto con noi» ha dichiarato, smentendo la promessa di due giorni fa sui «dazi gentili rispetto a come altri hanno trattato noi».

Il presidente ha presentato il provvedimento mostrando un grande tabellone con l’elenco dei Paesi e le rispettive percentuali. «Quel che avete fatto a noi, facciamo a voi» ha detto, spiegando il calcolo che porta la Cina a subire un dazio del 54 per cento (34+20), l’Unione Europea al 20, il Giappone al 24, l’India al 25, il Vietnam addirittura al 46 e così via.

Trump ha definito il suo annuncio «la nostra dichiarazione d’indipendenza economica, il ritorno dell’America all’età dell’oro. Recupereremo molta della ricchezza scioccamente ceduta ad altri in passato». Il tycoon si è presentato nel giardino delle Rose della Casa Bianca e ha parlato per 50 minuti, spaziando dal prezzo delle uova ai bombardamenti in Yemen. «Rilancerò il sogno americano di cui nessuno parla ormai più, generando miliardi e miliardi di dollari che ridurranno le nostre tasse e saneranno il nostro debito», ha affermato.

«Coi dazi al 20 per cento l’economia Usa andrà in recessione, il tasso di disoccupazione salirà al 7 per cento, perderemo 5.5 milioni di posti di lavoro e il Pil calerà all’1,7» ha avvertito Mark Zandi di Moody’s Analytics alla Cnn. Trump ha liquidato le critiche: «I cosiddetti esperti si sono sbagliati riguardo al Nafta, alla Cina, ai dazi del mio primo mandato. Sbagliano ancora». Di fronte a un pubblico di operai e membri del suo gabinetto, il presidente ha spiegato che «le nuove tariffe entreranno in vigore in due fasi, il 5 e il 9 aprile». Ha poi lasciato la parola a Brian, un operaio di Detroit: «Voto repubblicano dai tempi di Reagan, nessuno ha mai fatto tanto per noi come Donald». Trump ha promesso ai lavoratori: «Fabbriche e posti di lavoro torneranno a ruggire nel nostro Paese».

Dopo l'annuncio, arrivano le reazioni. «Risponderemo immediatamente» ha dichiarato la Commissione europea, bollando i dazi di Trump come «offensivi» e «inaccettabili» nei confronti di un alleato storico. Bruxelles ha già pronto il primo pacchetto di contromisure: dazi su acciaio e alluminio per oltre 25 miliardi di euro. «Queste scelte impongono una risposta adeguata», ha ribadito Ursula von der Leyen, che ha già annunciato una lista di misure mirate ai settori in cui gli Stati Uniti vantano un surplus commerciale di 109 miliardi l’anno, come i servizi e le Big Tech. Nel mirino Amazon, Google, X, Microsoft, insieme agli investimenti statunitensi in Europa e a restrizioni al diritto d’autore.

«Siamo in una tempesta ma la nostra unità è la nostra forza», ha detto Ursula von der Leyen, evidenziando la necessità per l'Europa di una risposta compatta. La presidente della Commissione Ue ha assicurato che l'Europa «ha tutto ciò di cui ha bisogno per superare la tempesta. Siamo in questa situazione insieme. Se colpisci uno di noi, colpisci tutti noi. Quindi resteremo uniti e ci difenderemo a vicenda». Ha inoltre ricordato che l'Unione possiede «il più grande mercato unico al mondo, 450 milioni di consumatori», sottolineando che «questo è il nostro porto sicuro in tempi tumultuosi e l'Europa starà al fianco di coloro che sono direttamente colpiti».

L’Europa si prepara quindi a una risposta coordinata. Von der Leyen ha contattato i 27 governi dell’Unione per definire una strategia comune e potrebbe convocare un Consiglio europeo straordinario. Dopo l’annuncio di Washington, anche i governi più prudenti si stanno allineando alla linea dura. Tuttavia, l’Ue mantiene aperta la porta del dialogo: la seconda fase delle contromisure scatterà solo a fine aprile, lasciando una finestra di venti giorni per negoziare ed evitare una guerra commerciale devastante. Secondo la Bce, i dazi Usa ridurranno il Pil europeo dello 0,3 per cento; con la ritorsione europea, il calo potrebbe toccare lo 0,5 per cento, un colpo pesante per un’economia già in difficoltà.

Von der Leyen presenterà oggi la risposta ufficiale dell’Ue, illustrata nel dettaglio dal commissario al Commercio Maros Sefcovic, che incontrerà anche il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani. «Per i nostri amici americani – ha detto Manfred Weber, presidente del Ppe – oggi non è il giorno della liberazione, è il giorno del risentimento. I dazi di Trump non difendono il commercio equo, lo attaccano per paura e danneggiano entrambe le sponde dell’Atlantico». Brando Benifei, presidente della Delegazione per le relazioni con gli Usa del Parlamento europeo, ha aggiunto: «Bisogna spingere gli Stati Uniti al tavolo delle trattative, ma anche mostrare determinazione. Servono contromisure più ampie sui servizi, a partire dalle grandi aziende tecnologiche e dal settore finanziario. Inoltre, dovremo valutare possibili risposte sui diritti di proprietà intellettuale e sull’esclusione delle imprese statunitensi dagli appalti pubblici della Ue».