Donald Trump ha deciso: i dazi sono sospesi. Almeno per 90 giorni. Con un annuncio affidato a un lungo post su Truth, il presidente americano ha comunicato la svolta sulle tariffe reciproche appena entrate in vigore, fatta eccezione per la Cina, che resta invece colpita con un aumento delle tariffe fino al 125%. Una mossa inaspettata che cambia completamente lo scenario della guerra commerciale avviata solo una settimana fa. «Spero che Pechino realizzerà in un futuro prossimo di non poterci derubare oltre», ha scritto il tycoon. Il resto del mondo, invece, ha ottenuto una tregua. «Hanno seguito il mio suggerimento di non fare ritorsioni contro di noi», ha spiegato. «E per questo autorizzo una pausa di tre mesi abbassando per quel periodo al 10 per cento i dazi reciproci».

«Credetemi, tutti questi Paesi adesso ci chiamano e mi leccano il c**o. Davvero. Muoiono dalla voglia di firmare un accordo. Per favore, per favore, signore, mettiamoci d’accordo. Farò qualsiasi cosa. Farò qualsiasi cosa, signore», aveva detto Trump qualche giorno fa durante la cena della National Republican Congressional Committee.

L'effetto sui mercati è stato immediato. Wall Street ha registrato un’impennata: il Nasdaq è volato oltre il 10%, mentre il Dow Jones ha guadagnato quasi l’8%, segnando la migliore performance degli ultimi 24 anni. In scia, anche l’Asia e l’Europa: a Milano Piazza Affari ha aperto in rialzo del 6%, con i titoli trainati dall’ottimismo globale. «Grazie a nome di tutti gli americani», ha commentato Bill Ackman, il miliardario trumpiano a capo del fondo Pershing Square, tra i primi a invocare una moratoria. «Stiamo perdendo la fiducia dei nostri partner commerciali», aveva detto solo tre giorni fa. Ora invece parla di “capriola riuscita”.

Dalla Casa Bianca si assiste a una rapida riorganizzazione comunicativa per vendere il cambio di passo come un trionfo. Il consigliere al Commercio Peter Navarro, architetto della strategia protezionista, ha cambiato tono: «È uno dei più grandi giorni della Storia americana», ha detto a Fox News. Ha poi accusato «le teste nervose di Wall Street» di aver cercato di destabilizzare il presidente. Anche Howard Lutnick, segretario al Commercio e falco della prima ora, si è riallineato: «Il mondo è pronto a collaborare con noi per sistemare il commercio globale. Mentre la Cina va in direzione opposta», ha scritto su X.

L’Unione Europea, che nella stessa mattinata aveva approvato dazi al 25% sui beni americani, sembra accogliere con favore la sospensione. «È un passo importante verso la stabilizzazione dell’economia globale», ha scritto su X la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen. «I dazi sono tasse che danneggiano solo le imprese e i consumatori. Ho sempre sostenuto un accordo tariffario zero a zero tra l’Ue e gli Stati Uniti».

Il clima resta comunque teso sul fronte cinese. L’inasprimento selettivo delle tariffe — fino al 125% — è un chiaro segnale politico: Pechino è considerata l’epicentro del disordine commerciale. «Allinearsi con la Cina sul commercio è come tagliarsi la gola», ha affermato ancora Bessent. «Pechino inonda i mercati globali facendo abbassare i prezzi. Ha l’economia più squilibrata della storia moderna». Il messaggio, nemmeno troppo implicito, è diretto anche all’Europa.

Eppure, tra le righe del discorso di Trump, resta aperto uno spiraglio: «Conosco bene Xi, è un uomo intelligente che ama il suo Paese», ha detto. «Ci faremo una telefonata e sarà tutto risolto». Durante un evento sportivo alla Casa Bianca, ha scherzato con i cronisti: «La gente mi è sembrata un po’ spaventata. Forse la mia tattica ha funzionato più rapidamente del previsto». E intanto, la guerra commerciale globale sembra prendere una nuova forma, più sfumata, ma ancora piena di incognite.