Proteste negli USA contro Trump e i dazi: 600mila in piazza, crollano le Borse mondiali
Il primo fine settimana dopo l’annuncio dell’introduzione dei dazi da parte del presidente americano Donald Trump è all’insegna delle proteste negli Stati Uniti. Manifestazioni si sono svolte in diverse città di tutti e 50 gli Stati, con un’importante partecipazione. La mobilitazione è stata organizzata dal movimento Hands Off!, che ha riferito che ci sono stati più di mille cortei, organizzati con decine di gruppi locali, in tutti e cinquanta gli Stati. Sarebbero circa 600mila le persone scese in piazza questo fine settimana.
I manifestanti sono scesi in piazza dopo l’annuncio dell’introduzione dei dazi (ovvero le imposte che si applicano sulle merci in arrivo da un Paese straniero), ma hanno in realtà protestato contro diverse misure messe in campo dall'amministrazione Trump nei primi due mesi e mezzo del suo mandato. Nel frattempo, si fanno sentire le prime conseguenze sui mercati di tutto il mondo dopo le tariffe introdotte da Donald Trump, che hanno colpito anche isole sperdute abitate unicamente da pinguini. Un lunedì nerissimo in tutto il mondo (Stati Uniti inclusi), con le banche in difficoltà e le Borse in profondo rosso soprattutto sul mercato asiatico, quello maggiormente colpito dai dazi statunitensi: Hong Kong ha fatto registrare la seduta peggiore dalla crisi finanziaria del 1997. Malissimo anche Milano, con l’indice Ftse Mib che è arrivato a perdere oltre il 7%, come accaduto solo l’11 settembre del 2001.
L’Unione europea - che è stata colpita con una tariffa del 10%, che arriverà al 20% il 9 aprile - prepara le contromosse. L’idea è presentare una risposta coordinata e creare un fronte comune contro i dazi americani, che in alcuni casi hanno colpito settori fortemente strategici per le economie europee. Stasera la Commissione europea dovrebbe presentare un elenco di prodotti statunitensi da colpire. Secondo Reuters, probabilmente l’Unione prenderà di mira carne, cereali, vino, legname e vestiti provenienti dagli Stati Uniti, nonché gomme da masticare, filo interdentale, diamanti, alcune categorie di elettrodomestici, carta igienica. Oltre alla strategia comune, ogni Stato è anche al lavoro per preparare delle risposte nazionali.
Il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez ha annunciato che la Spagna risponderà ai dazi imposti da Donald Trump con un piano che vale complessivamente 14,1 miliardi di euro per aiutare le aziende più colpite. Giorgia Meloni volerà negli States il 16 aprile per un bilaterale con Donald Trump. L’obiettivo concreto sembra essere quello di ottenere un dimezzamento delle tariffe, fissando dazi reciproci del 10 per cento. I primi effetti dei dazi si sono già fatti sentire sull’economia italiana, in particolare sul settore vinicolo. Secondo l’Unione italiani vini è di «323 milioni di euro l’anno il sacrificio che la catena commerciale, dai produttori agli importatori ai distributori, deve assumersi per garantire i listini pre-dazi nei punti vendita, che riguarda 480 milioni di bottiglie spedite oltreoceano».