Cos'è davvero la queerness?
di Vincenzo LigrestiNegli ultimi anni, soprattutto nei media, la sigla LGBTQIA+ e la parola queer vengono spesso usate, anche per una certa comodità, come sinonimi, termini ombrello per indicare le persone con orientamenti e identità diverse dall’etero-cisessualità.
Andando più in profondità, però, «chi vive la queerness sa che sono profondamenti diversi: mentre la sigla LGBTQIA+ elenca una varietà di persone unite dalla loro differenze, la parola queer si porta dietro qualcosa in più di fondamentale, uno sguardo sul mondo basato sulla messe in discussione di ciò che viene dato per scontato», spiega il nostro autore Vincenzo Ligresti.
Di queste questioni ne ha discusso recentemente con alcune persone che la queerness la vivono e la raccontano, -ovvero: Oriente Maddalena Hazizi, in arte Madame Horiente, performer; Rossana Carenzi, medico, psicoterapeuta e sessuologa clinica; e Rodolfo Pessina, persona neuroqueer, psichiatra, sessuologo clinico e divulgatore - in uno dei nostri ultimi talk dal vivo al Nuovo Anfiteatro Martesana.
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Andando più in profondità, però, «chi vive la queerness sa che sono profondamenti diversi: mentre la sigla LGBTQIA+ elenca una varietà di persone unite dalla loro differenze, la parola queer si porta dietro qualcosa in più di fondamentale, uno sguardo sul mondo basato sulla messe in discussione di ciò che viene dato per scontato», spiega il nostro autore Vincenzo Ligresti.
Di queste questioni ne ha discusso recentemente con alcune persone che la queerness la vivono e la raccontano, -ovvero: Oriente Maddalena Hazizi, in arte Madame Horiente, performer; Rossana Carenzi, medico, psicoterapeuta e sessuologa clinica; e Rodolfo Pessina, persona neuroqueer, psichiatra, sessuologo clinico e divulgatore - in uno dei nostri ultimi talk dal vivo al Nuovo Anfiteatro Martesana.