«Il turismo di massa ci porta solo povertà», la protesta dei residenti a Barcellona
A Barcellona, sabato, decine di manifestanti hanno marciato per le strade del centro armati di pistole ad acqua e fumogeni, prendendo di mira hotel e bed&breakfast. L’obiettivo era lanciare un messaggio chiaro: la città è allo stremo a causa dell’overtourism e serve un cambio di rotta.
Secondo i residenti, il turismo ha superato ogni limite e sta compromettendo la vivibilità della città. Con oltre 15 milioni di visitatori nel 2023 e una popolazione di 1,7 milioni di abitanti, Barcellona è diventata simbolo di overtourism. Durante la marcia non si sono registrati scontri gravi, anche se non sono mancati momenti di tensione con il personale delle strutture ricettive. La polizia, presente per monitorare, non è dovuta intervenire. La protesta riaccende il dibattito sul futuro della città e su un modello economico che, secondo molti, privilegia i turisti a scapito di chi Barcellona la vive ogni giorno.
Davanti a un hotel, un dipendente visibilmente scosso ha affrontato i manifestanti dicendo di essere «solo un lavoratore» e non il proprietario della struttura. Gli attivisti, però, puntano il dito contro un intero sistema: il turismo di massa sta facendo salire i prezzi delle case, danneggiando l’ambiente e costringendo i residenti ad abbandonare la città. «Serve un turismo responsabile», ha dichiarato Vania Arana, 57 anni. «Non quello che distrugge, ma quello che rispetta salute, lavoro e dignità, anche di chi lavora nel settore». Proteste simili si sono svolte negli stessi giorni anche a Ibiza, Malaga, Palma di Maiorca, San Sebastián e Granada.
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Secondo i residenti, il turismo ha superato ogni limite e sta compromettendo la vivibilità della città. Con oltre 15 milioni di visitatori nel 2023 e una popolazione di 1,7 milioni di abitanti, Barcellona è diventata simbolo di overtourism. Durante la marcia non si sono registrati scontri gravi, anche se non sono mancati momenti di tensione con il personale delle strutture ricettive. La polizia, presente per monitorare, non è dovuta intervenire. La protesta riaccende il dibattito sul futuro della città e su un modello economico che, secondo molti, privilegia i turisti a scapito di chi Barcellona la vive ogni giorno.
Davanti a un hotel, un dipendente visibilmente scosso ha affrontato i manifestanti dicendo di essere «solo un lavoratore» e non il proprietario della struttura. Gli attivisti, però, puntano il dito contro un intero sistema: il turismo di massa sta facendo salire i prezzi delle case, danneggiando l’ambiente e costringendo i residenti ad abbandonare la città. «Serve un turismo responsabile», ha dichiarato Vania Arana, 57 anni. «Non quello che distrugge, ma quello che rispetta salute, lavoro e dignità, anche di chi lavora nel settore». Proteste simili si sono svolte negli stessi giorni anche a Ibiza, Malaga, Palma di Maiorca, San Sebastián e Granada.