Isole Canarie, migliaia di cittadini protestano contro l'overtourism che espelle i residenti

Domenica 18 maggio decine di migliaia di persone sono tornate in piazza in tutte le Isole Canarie per denunciare gli effetti del turismo di massa. La mobilitazione, convocata dalla piattaforma “Canarias tiene un límite”, ha riunito quasi centomila persone solo a Santa Cruz de Tenerife. Le manifestazioni si sono svolte anche a Las Palmas, Fuerteventura, La Gomera, Lanzarote, La Palma e Valverde. Un messaggio chiaro: basta con un modello economico che, in nome della crescita infinita, devasta l’ambiente e mette in crisi la possibilità stessa di vivere dignitosamente sui territori.

Il turismo di massa nelle Canarie è ormai percepito come una forza colonizzatrice. I cittadini denunciano la cementificazione selvaggia, l’espulsione dei residenti dalle case a favore degli affitti brevi, l’esplosione dei prezzi e l’uso dissennato delle risorse naturali. A Fuerteventura, per esempio, oltre il 40% degli alloggi è dedicato alla ricettività turistica, e molti residenti sono costretti a vivere in camper o container.

Le rivendicazioni sono precise: fermare i nuovi progetti turistici, introdurre una tassa ecologica, difendere i beni comuni, rilanciare agricoltura, pesca e allevamento, e avviare una transizione energetica slegata dagli interessi delle multinazionali. Una lotta che unisce la difesa della terra a quella del diritto all’abitare. Come recita il manifesto della protesta: «Il turismo non ci dà da vivere. Vive di noi».
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