«L'Erasmus aumenta le disuguaglianze, va ripensato», intervista a Giulia Cuter di "Senza Rossetto"
di Luca FontòInsieme a Giulia Perona, Giulia Cuter è l'autrice del progetto editoriale “Senza Rossetto” – un podcast e una newsletter che sono nati per riflettere sul ruolo delle donne nella società e nel dibattito pubblico. Le due scrittrici, con il giornalista del Post Luca Misculin, hanno provato a rispondere alla domanda “L'Europa è finita?” durante uno degli incontri dell'Estate di BASE, che andrà avanti fino a settembre.
In un momento di incertezza globale e governi contraddittori, l'Europa è infatti considerata il prodotto fragile di un’alleanza nata dalle ceneri di uno dei periodi più bui dell'umanità; ma «chi non si definisce europeista», ci dice Giulia, «o chi addirittura si definisce anti-europeista, è un po' kamikaze: l'Unione Europea dovrebbe avere ancora più ingerenza sull'unificare le politiche degli Stati membri, soprattutto in tema di diritti».
In questo senso, il Progetto Erasmus ha parzialmente fallito il suo compito: avrebbe dovuto formare «una nuova generazione di cittadini europei», e invece ha visto aderire solo il 2% degli studenti; «va fatto, io stessa l'ho fatto e lo rifarei, ma va ripensato».
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In un momento di incertezza globale e governi contraddittori, l'Europa è infatti considerata il prodotto fragile di un’alleanza nata dalle ceneri di uno dei periodi più bui dell'umanità; ma «chi non si definisce europeista», ci dice Giulia, «o chi addirittura si definisce anti-europeista, è un po' kamikaze: l'Unione Europea dovrebbe avere ancora più ingerenza sull'unificare le politiche degli Stati membri, soprattutto in tema di diritti».
In questo senso, il Progetto Erasmus ha parzialmente fallito il suo compito: avrebbe dovuto formare «una nuova generazione di cittadini europei», e invece ha visto aderire solo il 2% degli studenti; «va fatto, io stessa l'ho fatto e lo rifarei, ma va ripensato».