«Abolire il test di ingresso a Medicina non risolverà i problemi della sanità italiana»
La Camera ha approvato in via definitiva la riforma dell’accesso alla facoltà con 149 voti a favore e 63 contrari, che prevede l’abolizione del test di ingresso, ma non del numero chiuso, perché la selezione slitta di sei mesi. Chiunque potrà segnarsi per frequentare le lezioni, tenendo per «disponibilità di posti dichiarati dalle università» che dovranno impegnarsi a trovare spazi per dare a tutti la possibilità di formarsi. Mentre si attendono i decreti attuativi, alcuni studenti di Medicina hanno espresso la loro preoccupazione.
Il test di ingresso - dicono gli studenti - va migliorato e modificato, ma il rinvio della selezione alla fine del primo semestre del primo anno rischia di accentuare le differenze tra ateneo e ateneo e i casi di favoritismi, oltre a peggiorare la qualità della formazione. Il numero chiuso - o meglio programmato - non viene eliminato perché, per poter proseguire gli studi, sarà necessario qualificarsi in una graduatoria nazionale unica formata sulla base degli esami dati e dei voti ottenuti nelle materie del primo semestre. Per l’Unione degli universitari, il cosiddetto modello alla francese introdotto dalla riforma «non è davvero inclusivo». «Andrebbero tolti ogni limite all’accesso con investimenti per gli atenei», dicono.
Come spiega Luca Falbo, studente di Medicina e attivista, «abolire il test di ingresso a Medicina non risolverà i problemi della sanità italiana. È come se per abolire la povertà si stampassero più soldi». La carenza di medici infatti non verrà curata dall’abolizione del test semplicemente perché la mancanza di personale sanitario è legata alla scarsa attrattività di alcune specializzazioni, come quelle legate alla medicina d’urgenza. «Si tratta di una carenza che non è dovuta al fatto che mancano laureati in medicina a causa del cosiddetto numero chiuso, ma al fatto che alcune specializzazioni consentono sbocchi nel privato e quindi permettono di essere pagati meglio e con meno stress». Il test secondo Falbo può essere certamente migliorato, magari consentendo più prove l’anno e corsi gratuiti per prepararsi alle prove.
Per Falbo, infatti, «il numero programmato serve perché è funzionale alle esigenze del sistema sanitario nazionale». Più medici rispetto a quelli richiesti dal sistema sanitario aumenterebbero di fatto la precarietà, con conseguenze sulla salute di tutti e lo spostamento di molti medici nel privato, dove ci sono paghe più alte. «Come Comitato Domani in Salute abbiamo redatto un documento di oltre 50 pagine, frutto di un lavoro approfondito, che spiega nel dettaglio perché questa non è la soluzione», dice Falbo. «All’interno, proponiamo un percorso serio, realistico e attuabile che il governo dovrebbe seguire per risolvere il problema della carenza di medici senza compromettere la qualità della formazione e dei servizi sanitari».