A Torino i docenti portano le lezioni in piazza e nei parchi per protestare contro il precariato
Da martedì 23 fino a venerdì 26 settembre a Torino va in scena una protesta simbolica «al fine di smuovere l'opinione pubblica sul drammatico stato del precariato universitario e, più in generale, sulla condizione dell'università pubblica italiana, messa a rischio dai tagli e le riforme attuate dal Governo Meloni».
Durante la prima settimana di didattica, le lezioni di 66 insegnamenti si terranno nei parchi, nelle piazze e nei luoghi di aggregazione. Un modo per portare l’università tra le persone e far risuonare le richieste dei precari al di fuori delle mura universitarie. Nel complesso saranno 240 le ore di sospensione della didattica tradizionale, che impegneranno 72 docenti.
La mobilitazione è stata proposta dall’Assemblea Precaria Universitaria di Torino e approvata lo scorso luglio in Consiglio di Dipartimento di Culture, Politica e Società dell'Università di Torino. I ricercatori denunciano lo strutturale sottofinanziamento dell’università pubblica in Italia, a cui si aggiunge il rischio di «ricatto occupazionale» dovuto all’introduzione della cosiddetta riforma del pre-ruolo voluta dalla Ministra dell’Università Anna Maria Bernini. «La riforma in arrivo promette più tutele e stipendi migliori, ma senza fondi adeguati» si stima che fino al 70% di ricercatori, ricercatrici a tempo determinato e assegnisti rischia di restare senza lavoro. Sarebbero circa 20.000 le persone coinvolte in tutta Italia, di cui oltre 700 solo a Torino.
La mobilitazione è stata ideata e attuata dal basso. I ricercatori hanno individuato i luoghi in cui fare le lezioni all'aperto e fornito il supporto logistico per informare gli studenti sulle location temporanee. «Con qualche aiuto, abbiamo provveduto anche all'amplificazione per far sì che le lezioni si tenessero nel modo più confortevole», raccontano a VD. Sono soddisfatti della prima giornata. «C'è stata una buona risposta da parte della componente studentesca – continuano – molte lezioni si sono svolte con lo stesso numero di studenti e studentesse presente durante l’anno. Una mano è arrivata anche dalle rappresentanze studentesche che hanno supportato informando gli studenti dell’iniziativa».