Overtourism a Napoli. «Non esco perché resterei bloccata dai turisti»

Da giorni sui social si vedono video del centro storico di Napoli letteralmente paralizzato dai turisti, arrivati in città per il Natale. Via Benedetto Croce, via San Biagio dei Librai, San Gregorio Armeno appaiono come un unico, compatto flusso umano in cui camminare è quasi impossibile.

Napoli sta vivendo una crescita turistica senza precedenti. Un fenomeno che, se da un lato ha portato nuova ricchezza e opportunità economiche per una parte della città, dall’altro sta producendo effetti preoccupanti per la vita dei residenti. 

A denunciarlo sono comitati, attivisti, operatori culturali e anche commercianti storici. Tra queste voci c’è quella di Nives Monda, titolare de La Taverna a Santa Chiara, che racconta come il centro storico si sia trasformato in un luogo sempre meno abitabile, fra sovraffollamento e progressiva espulsione dei residenti. «In questa strada ho visto persone sfrattate per fine locazione, con affitti passati da 750 a 1.500 euro. Tante famiglie se ne sono andate, i bambini non ci sono più, le scuole stanno chiudendo, i negozi di prossimità sono spariti».

Il problema non è solo abitativo. Le file interminabili e la totale saturazione degli spazi pubblici rendono difficoltoso non solo il passaggio dei pedoni, ma anche l’eventuale intervento dei mezzi di soccorso. «Il problema principale», spiega Pino de Stasio, consigliere municipale e titolare dello storico Bar 7Bello, «è che si concentra tutto sul Decumano, mentre esistono zone ricche di storia che restano vuote». Una delle chiavi, dunque, potrebbe essere proprio la ridistribuzione dei flussi per alleggerire il centro. «Bisogna decongestionare quest’area, spostare itinerari verso zone altrettanto meritevoli, evitando che migliaia di persone si concentrino tutte negli stessi pochi metri».

Per molti abitanti di Napoli, la sensazione è che la città si trovi davanti a un bivio: continuare a inseguire un modello di turismo senza regole, oppure avviare una pianificazione capace di tenere insieme accoglienza e diritto all’abitare. «Non esistono città a vocazione turistica», sostiene Monda. «Le città sono belle se vengono vissute. Senza chi le abita, restano solo scenografie».
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