Il Telegraph ha dedicato un lungo reportage a Napoli, descrivendo come il turismo di massa stia stravolgendo il centro storico. Le vie più antiche sono ormai dominate da pizzerie, bar e negozi di souvenir pensati per i visitatori, mentre gli affitti continuano a salire. Un modello che rende sempre più difficile la vita quotidiana dei residenti.
Nel centro di Napoli quasi il 70% dei residenti vive in affitto, e questo li rende particolarmente esposti alla riconversione degli immobili in alloggi turistici. 

InsideAirbnb conta circa 9mila b&b in città, una crescita che sta espellendo famiglie e studenti. Intanto i negozi storici chiudono, sostituiti da attività pensate per i turisti, cambiando il volto stesso dei quartieri. 

Gli effetti sono già visibili: sfratti sempre più frequenti, studenti fuorisede costretti a competere con i turisti per stanze ormai proibitive, e appartamenti che diventano B&B “da un giorno all’altro”. Non sorprende allora che, come riporta il Telegraph, un sondaggio Ipsos riveli che il 58% dei napoletani chiede norme più rigide sugli affitti brevi.

Davanti a un quadro percepito come “insostenibile” dagli stessi residenti, la richiesta è di adottare un modello di regolamentazione simile a quello introdotto a Barcellona. Nella città catalana il sindaco Jaume Collboni ha annunciato che le oltre 10.000 licenze per affitti turistici in scadenza nel 2028 non saranno rinnovate, ricordando che «gli affitti sono aumentati del 70% in dieci anni» e ribadendo che l’accesso alla casa «non può diventare un fattore di disuguaglianza».

La sensazione, condivisa da residenti e studiosi, è che la città si trovi davanti a un bivio: continuare a inseguire un modello turistico senza regole, con il rischio di perdere la propria anima, o scegliere di proteggere il diritto all’abitare, prima ancora che l’attrattività stessa della città.