Chi sarà il nuovo Papa? I 7 cardinali papabili al Conclave 2025
Mercoledì 7 maggio inizierà il Conclave che eleggerà il successore di Papa Francesco. Il maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie, monsignor Diego Ravelli, pronuncerà il fatidico “Extra omnes” ("Fuori tutti"), dando il via alle votazioni all’interno della Cappella Sistina. I 133 cardinali elettori - quelli con meno di 80 anni - voteranno una sola volta, alle 16.30. Se nessuno dei cardinali raggiungerà i due terzi dei voti (89), ci sarà la fumata nera e le votazioni riprenderanno giovedì 8, stavolta con quattro scrutini previsti, due in mattinata e due nel pomeriggio. In questi giorni, in Vaticano, si sono tenute le Congregazioni preparatorie. I cardinali si sono riuniti per conoscersi e confrontarsi prima delle votazioni. «C'è un'atmosfera fraterna e uno spirito di responsabilità», ha affermato il cardinale di Baghdad, Louis Raphael I Sako, a margine di uno degli incontri. «Sarà un conclave breve, due o tre giorni».
Non si tratta solo di scegliere il successore di Papa Francesco, ma di stabilire se la Chiesa nei prossimi anni continuerà il suo percorso sulla strada tracciata da Bergoglio o farà una marcia indietro in senso conservatore. I candidati considerati “papabili” dai principali bookmaker riflettono le diverse anime che compongono oggi la Chiesa: progressisti, bergogliani e aperturisti, ma anche conservatori e tradizionalisti. Mentre La Stampa parla di un pacchetto di 40 voti già pronti per il cardinale Pietro Parolin, risalgono le quotazioni dell’arcivescovo filippino Tagle - guardato con curiosità anche da parte della comunità queer - e del cardinale ghanese Peter Turkson, che in caso di elezione al soglio pontificio sarebbe il primo Papa nero della storia. Sempre in agguato, infine, i possibili outsider, come il francese Aveline e il patriarca di Gerusalemme Pizzaballa.
Ecco una lista - e i profili - di alcuni potenziali papabili, i cui nomi stanno circolando con insistenza in queste ore:
Pietro Parolin, il mediatore diplomatico
Segretario di Stato della Santa Sede durante il pontificato di Papa Francesco. Con i suoi 70 anni e una carriera interamente dedicata al servizio diplomatico vaticano, Parolin rappresenta la figura del mediatore per eccellenza. La sua visione più moderata rispetto al pontificato di Papa Francesco lo rende una figura che potrebbe attrarre anche i voti dei conservatori.
Matteo Maria Zuppi, il volto del dialogo
Arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza Episcopale Italiana. 69 anni, con un profilo che unisce impegno sociale e intelligenza politica Zuppi incarna quella parte della Chiesa che cerca di percorrere la via del dialogo e dell’inclusività. Legato alla comunità di Sant’Egidio, è conosciuto per la sua capacità di ascolto e di mediazione: ha guidato la missione di pace in Ucraina voluta da Papa Francesco.
Luis Antonio Gokim Tagle, il candidato progressista
Arcivescovo delle Filippine e prefetto del dicastero di Propaganda Fide. Tagle è considerato da molti una figura che sa guardare al futuro con una prospettiva di rinnovamento. La sua attenzione alle minoranze e alle chiese del Sud del mondo lo rende particolarmente apprezzato nelle aree più povere e in parte della comunità LGBTQ+.
Peter Turkson, il primo Papa nero
Cancelliere della Pontificia accademia delle scienze. Il cardinale ghanese è noto per il suo impegno nella difesa della giustizia sociale, del dialogo interreligioso e dell'azione per il clima. Proprio questi temi, insieme all’attenzione verso poveri e migranti, lo rendono per alcuni il successore naturale di Papa Francesco. Ma alcune sue posizioni teologiche sono gradite anche ai cardinali più conservatori.
Jean Marc Aveline, il «pastore dei migranti»
Arcivescovo di Marsiglia. Nato in Algeria, è stato nominato da Papa Francesco. Nel 2023 portò il Papa a Marsiglia per una visita storica, frutto del suo impegno per trasformare il Mediterraneo da «cimitero di migranti» a «spazio di fratellanza». Aveline è simbolo di una Chiesa solidale, profondamente legata ai più poveri, ai profughi e al dialogo tra le culture.
Peter Erdo, il conservatore equilibrato
Arcivescovo di Esztergom-Budapest e presidente della Conferenza episcopale ungherese. Erdo ha una solida preparazione teologica e canonistica, che lo rende un punto di riferimento per chi desidera una Chiesa più legata alle tradizioni. Ha sempre mantenuto una visione conservatrice, pur senza entrare in rotta di collisione con Papa Francesco.
Pierbattista Pizzaballa, un Papa per fermare il genocidio
Patriarca di Gerusalemme dei Latini. Il suo profilo internazionale, unito alla sua esperienza nel dialogo interreligioso e alla sua capacità di gestione delle complesse dinamiche politiche del Medio Oriente, lo rendono un outsider interessante. La sua posizione in un'area di grande conflitto come la Terra Santa potrebbe anche offrire alla Chiesa una guida più attenta alle problematiche del genocidio palestinese e alle sfide interreligiose.