Un Papa per fermare il genocidio a Gaza
di Samuele MaccoliniDovremo aspettare ancora qualche settimana prima di sapere chi prenderà il posto di Papa Francesco alla guida della Chiesa. Ma tra i nomi più rilevanti del prossimo Conclave ce n’è uno che non può passare inosservato: il Cardinale Pierbattista Pizzaballa, il “vescovo” dei cattolici in Palestina e nel resto della regione. L’uomo che Papa Francesco ha scelto con l’obiettivo di lavorare per la pace in Terra Santa.
Nell’area in cui è nato Gesù, considerato dai cristiani come il figlio di Dio, oggi vivono alcune decine di migliaia di fedeli cattolici di rito latino – quello più diffuso nel mondo. Questa piccola comunità, insieme agli altri cristiani, mantiene viva la fede nei luoghi in cui sono avvenuti i fatti narrati nella Bibbia. Si tratta di un’esigua minoranza, che storicamente ha avuto un ruolo rilevante nel promuovere il dialogo tra le religioni in un’area del mondo in cui la fede ha ancora un ruolo centrale nella definizione delle scelte politiche, in quanto parte integrante dell’identità dei popoli.
I cattolici latini sono guidati da Pizzaballa, il 60enne Patriarca di Gerusalemme che è arrivato per la prima volta in Terra Santa nel 1990 in veste di frate francescano. Nei successivi 35 anni è diventato un punto di riferimento fondamentale per la comunità locale, che raccoglie i cristiani che vivono tra Palestina, Israele, Cipro e Giordania. La larga maggioranza di loro è palestinese, in quanto la comunità cristiana nella regione è storicamente legata al Patriarcato Latino. Per questo motivo, Pizzaballa, insieme a Papa Francesco, è stato il volto della Chiesa che più si è esposto per chiedere la fine dell’invasione di Gaza da parte di Israele.
Dal 7 ottobre 2023 a oggi, il Patriarca di Gerusalemme è entrato due volte a Gaza. A Gaza City, infatti, risiede la parrocchia cattolica della Sacra Famiglia, che serve circa 200 fedeli. Nonostante l’opposizione di Israele, Pizzaballa è riuscito a ottenere i permessi per accedere all’enclave e passare così il Natale del 2024 insieme alla comunità cristiana gazawi. Prima, a maggio dello stesso anno, era riuscito a entrare dopo una lunga trattativa.
Con il proseguire dell’invasione, il Cardinale è intervenuto più volte per denunciare lo sterminio della popolazione civile. A inizio aprile, durante un’intervista, ha definito l’operazione militare a Gaza una «situazione drammatica, catastrofica, vergognosa». E ha aggiunto: «La dignità delle persone, di quei 2,3 milioni di persone [che vivono nella Striscia] non è tenuta in minima considerazione».
Dopo la morte di Papa Francesco, Pizzaballa ha diffuso un video messaggio in cui ha reso omaggio al Pontefice deceduto e ha tirato le somme del suo operato. Per il Cardinale, la cifra di Francesco è stata «il dialogo tra le diverse religioni e culture». E un ruolo centrale ce l’ha avuto proprio la vicinanza con Gaza, in cui il Cardinale vede «uno dei simboli del suo pontificato». Cita ad esempio «le continue telefonate» alla parrocchia della Sacra Famiglia, che non si sono fermate neanche durante il ricovero delle ultime settimane. L’ultima, sabato scorso, prima della Veglia Pasquale.
Pizzaballa è stato nominato Cardinale da Papa Francesco nel 2023. La decisione si inserisce in una lunga scia di decine di nomine di stampo progressista con cui il Pontefice ha cercato di orientare il posizionamento della Chiesa. Non sappiamo se Pizzaballa verrà eletto Papa, ma non c’è dubbio che sia il Cardinale che meglio di altri garantirebbe una continuità con Francesco. Nei termini di un pontificato che vede nella pace nel mondo una priorità assoluta. A partire dalla fine del genocidio a Gaza.