Il prossimo conclave, che si terrà nella Cappella Sistina il 7 maggio, sarà decisivo. Non solo per scegliere il nuovo successore di Pietro, ma anche per stabilire la linea teologica, pastorale e geopolitica che guiderà la Chiesa nel prossimo futuro. Papa Francesco, primo pontefice gesuita e sudamericano, è stato una figura rivoluzionaria sotto alcuni aspetti: ha portato avanti un’agenda progressista, fatta di inclusione, dialogo interreligioso, attenzione ai poveri e all’ambiente, e ha promosso una visione sinodale della Chiesa.

Proprio per questo, c’è grande attesa per capire se il prossimo Papa continuerà su questa linea oppure rappresenterà una svolta più conservatrice, magari come risposta interna a certe aperture considerate “pericolose” da una parte della gerarchia ecclesiastica. Ma il fatto che la stragrande maggioranza dei cardinali elettori – 138 su 135 ammessi al voto – sia stata nominata proprio da Francesco fa pensare che il suo impatto possa continuare anche dopo la morte. Molti di questi cardinali provengono da aree del mondo precedentemente sottorappresentate e appartengono a quell’ala “progressista” della Chiesa che Francesco ha cercato di rafforzare nel corso del suo pontificato.

Il termine conclave deriva dal latino cum clave, ovvero “chiusi a chiave”. Si riferisce all’isolamento cui sono sottoposti i cardinali elettori durante tutto il processo di elezione del nuovo pontefice, per garantire riservatezza e protezione da pressioni esterne. L’elezione del Papa avviene a porte chiuse, nel più assoluto riserbo, all’interno della Cappella Sistina.  Secondo la Costituzione apostolica Universi Dominici Gregis, qui si riuniscono tutti i cardinali elettori, ossia quelli che hanno meno di 80 anni. Prima dell’ingresso, tutti giurano segretezza assoluta su quanto avverrà all’interno del conclave. Nessun contatto con l’esterno è permesso: la cappella viene “bonificata” da ogni mezzo di comunicazione, per garantire la riservatezza del processo.

Il conclave inizia con una Messa solenne nella Basilica di San Pietro, seguita dalla processione dei cardinali verso la Sistina. Dopo la cerimonia di apertura, il Maestro delle Celebrazioni Pontificie pronuncia il celebre «Extra omnes» (“Fuori tutti”), con cui tutte le persone non autorizzate devono uscire, lasciando i cardinali soli per iniziare le votazioni.

Ogni cardinale scrive segretamente il nome del candidato scelto su una scheda, sotto la frase latina «Eligo in Summum Pontificem» (“Scelgo come Sommo Pontefice”). Le schede vengono poi raccolte, contate e scrutinate. Perché un Papa sia eletto è necessaria una maggioranza qualificata dei due terzi. Se la votazione fallisce, le schede vengono bruciate insieme a sostanze che producono fumo nero (la cosiddetta «fumata nera»): segno che non è stato ancora eletto un Papa. Quando invece un candidato ottiene il quorum richiesto, le schede vengono bruciate producendo una «fumata bianca», che annuncia al mondo l’elezione del nuovo pontefice.

Nel corso del conclave sono previste due votazioni al mattino e due al pomeriggio, finché non si raggiunge l’elezione. Una volta scelto il nuovo Papa, il decano del Collegio cardinalizio gli chiede se accetta l’incarico. In caso di risposta affermativa, viene chiesto quale nome desideri assumere. Dopo aver indossato i paramenti pontifici nella sacrestia della Sistina, il nuovo Papa si presenta infine al mondo dal balcone centrale della Basilica di San Pietro, mentre un cardinale annuncia in latino: «Habemus Papam».

È importante ricordare che il conclave non ha una durata prestabilita: può durare poche ore o diversi giorni, a seconda di quanto tempo occorre per raggiungere l’accordo necessario all’elezione. Il più lungo della storia fu quello che portò all’elezione di Gregorio X nel 1271: durò ben 1006 giorni, un processo così estenuante che spinse le autorità civili dell’epoca a chiudere letteralmente i cardinali a chiave, riducendo progressivamente le loro comodità per costringerli a trovare un accordo.

Al di là del significato religioso, l’elezione di un nuovo Papa ha anche un peso geopolitico rilevante. La figura del pontefice, infatti, non è solo guida spirituale di oltre un miliardo di fedeli, ma anche un leader globale, capace di influenzare le dinamiche internazionali, i rapporti tra Stati, le agende su temi come i diritti umani, la crisi climatica, la pace e la giustizia sociale.

Per questo, la scelta del nuovo Papa non riguarda solo i cattolici: riguarda tutti. La Chiesa Cattolica resta una delle istituzioni più influenti e antiche del pianeta, e il suo pontefice è uno degli attori più ascoltati sulla scena globale. Ora si attende di capire se il prossimo proseguirà sulla via aperta da Francesco, o se si assisterà a una virata che potrebbe segnare un nuovo indirizzo per la Chiesa e il mondo.