L’incontro fra Meloni e Trump è stato «very special», ma inconcludente
Parole affettuose, sorrisi, strette di mano e un linguaggio che ha sottolineato una «relazione speciale» tra i due leader. Ma al di là dei complimenti pubblici di Donald Trump a Giorgia Meloni – definita «una vera leader, molto rispettata» – la visita ufficiale della premier italiana alla Casa Bianca si è chiusa senza risultati concreti.
Un incontro caloroso che arriva in un momento delicato per Trump, recentemente denunciato dallo Stato della California per i provvedimenti con cui ha introdotto – e in parte sospeso per novanta giorni – i dazi sulle importazioni, che danneggerebbero notevolmente l’economia californiana.
L’unico annuncio formale è la promessa, da parte del presidente americano, di ricambiare la visita a Roma nei prossimi mesi. Il bilaterale è durato circa un’ora e ha toccato molti dei principali dossier internazionali: commercio, difesa, energia, guerra in Ucraina e cooperazione spaziale. Tuttavia, dietro la sintonia personale tra i due, le distanze politiche sono emerse in modo chiaro, soprattutto sul fronte economico. Meloni è arrivata a Washington con l’intento di mediare tra Unione Europea e Stati Uniti sul tema dei dazi, tentando di ritagliarsi un ruolo da interlocutrice privilegiata. Ma Trump è stato irremovibile: le tariffe commerciali, a suo dire, portano «grandi vantaggi» agli Stati Uniti, e al momento non sono previste aperture. La sospensione di 90 giorni sulle nuove tariffe resta in vigore, ma il dialogo commerciale non ha fatto passi avanti.
Anche su difesa ed energia, è stata l’Italia a offrire impegni senza ottenere contropartite. Meloni ha confermato l’aumento della spesa militare fino al 2% del Pil, come richiesto dagli alleati NATO. Un impegno che Trump ha accolto positivamente, pur sottolineando che «non è mai abbastanza». Sul fronte energetico, la premier ha annunciato un incremento delle importazioni di gas naturale liquefatto dagli USA e si è detta disponibile a collaborare sul nucleare. Ma si tratta, ancora una volta, di dichiarazioni d’intenti che rafforzano il legame bilaterale, senza però produrre effetti immediati per l’Italia. Meloni ha ribadito il sostegno all’Ucraina e la volontà di contribuire alla futura ricostruzione del Paese. Trump, in linea con le sue precedenti dichiarazioni, ha parlato di una possibile fine rapida del conflitto, mantenendo una posizione ambigua e senza impegni precisi.
L’incontro ha evidenziato la sintonia personale tra i due leader, al punto da far parlare la Casa Bianca di una «very special relationship». Un lessico che richiama le storiche alleanze anglosassoni, ma che per ora non si traduce in risultati politici. Meloni torna a Roma con un bagaglio fatto soprattutto di attestati di stima e visibilità internazionale, ma senza progressi su dossier cruciali come i dazi o un possibile accordo commerciale tra UE e USA. Tra selfie, strette di mano e dichiarazioni d’affetto, l’unico impegno formale strappato è una promessa: Trump «verrà presto a Roma». Una visita futura, forse calorosa data la loro «relazione speciale», ma che al momento non sposta gli equilibri né offre soluzioni concrete sui dossier più delicati.