Collezione primavera 2025: manganello e bomber nazionalista polacco
di Samuele MaccoliniSabato scorso a Milano, come vi abbiamo raccontato su VD, sono andate in scena le prime conseguenze dell’introduzione del Dl Sicurezza. La repressione per via legislativa porta con sé uno strascico meno evidente, almeno fino a quando non trova sfogo nelle dinamiche di piazza: il senso di impunità. Vera o presunta che sia, nutre nelle forze dell’ordine la consapevolezza di avere dalla propria parte un appoggio politico. Il risultato è che, avendo le spalle larghe, si agisce preoccupandosi meno delle conseguenze delle proprie azioni. Così accade che al corteo per la Palestina, senza motivi evidenti, gli agenti carichino a freddo la folla con l’uso del cosiddetto “cuneo”. Si tratta di una tecnica utilizzata per penetrare violentemente la scia di manifestanti, pensata per placare proteste concitate o di guerriglia urbana. Non nasce, insomma, per gestire una piazza autorizzata e non pericolosa.
A margine degli eventi dello scorso weekend ha creato indignazione anche la presenza di un poliziotto con un outfit “controverso”. L’uomo si è recato in piazza indossando un bomber con un’aquila stilizzata e lo slogan patriottico “Narodowa duma”, utilizzato dagli ultras del Legia Varsavia – noti per mostrare coreografie fasciste e razziste allo stadio – e da gruppi dell’estrema destra polacca. Dopo il clamore suscitato dalla diffusione virale dell’immagine, l’agente è stato identificato. Al momento sono in corso approfondimenti per valutare eventuali responsabilità disciplinari a suo carico. Secondo quanto riportato da Repubblica, che cita fonti della Questura di Milano, l’uomo non aveva alcuna autorizzazione a indossare un bomber con simboli nazionalisti mentre era in servizio. Il gesto è stato visto come un affronto verso i manifestanti – dato il contesto. E non da parte di un cittadino qualunque, ma da un diretto esecutore dell’autorità pubblica.
Gli organi di stampa vicini al Governo tentano di sminuire l’accaduto sottolineando che il bomber in questione si può comprare online, su un e-commerce polacco che vende abbigliamento nazionalista. L’agente, comunque, avrebbe riferito di aver comprato il giubbotto in una gita in Polonia, durante la quale avrebbe anche visitato i campi di concentramento nazisti. Il fatto che – secondo le prime ricostruzioni – il poliziotto non avesse specifiche competenze di ordine pubblico – farebbe parte di una sezione investigativa di un commissariato milanese – rende la vicenda ancora più problematica. La questione ora finirà anche in Parlamento. PD, Alleanza Verdi-Sinistra e M5S hanno chiesto al Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi di riferire in Aula per far luce sull’episodio. L’opposizione è indignata. Il capogruppo alla Camera di Avs Peppe De Cristofaro riapre il dibattito sui codici identificativi per le forze dell’ordine: «I poliziotti non vogliono i numeri identificativi sui caschi e sulle divise per fare quello che gli pare ma, soprattutto, per non essere riconosciuti. Chi garantisce l’ordine pubblico deve essere riconoscibile e non può utilizzare indumenti non regolamentari».
La ONG Amnesty propone da tempo l’introduzione di «codici alfanumerici su caschi e uniformi di agenti impegnati in operazioni di ordine pubblico». L’obiettivo, ribadito anche ieri a seguito della polemica sul bomber patriottico, è «permettere un’identificazione veloce e garantire che siano chiamati a rispondere delle loro azioni».