Arriva la «svolta autoritaria»: Meloni impone il dl Sicurezza
di Samuele MaccoliniUn anno e quattro mesi di dibattito parlamentare. Decine di manifestazioni dal Nord al Sud del Paese. La bocciatura dell’ONU, dell’OSCE e del Consiglio d’Europa. L’accusa di voler approvare, per legge, «il più grande attacco alla libertà di protesta della storia repubblicana». E infine, nelle ultime settimane, i malumori del Presidente della Repubblica, che ha chiesto di ammorbidire i punti più critici della legge che legalizza la repressione istituzionale sul modello ungherese.
Meloni, alla fine, ha scelto la strada più breve, ma anche quella più controversa. Il DDL Sicurezza si trasforma in Decreto Legge, emanato direttamente dal Consiglio dei Ministri che si è riunito oggi, appositamente. Le opposizioni lanciano l’allarme sulla «svolta autoritaria». Il Governo ha agito nelle sue facoltà, ma ha forzato la mano, tanto da esautorare il Parlamento eletto dai cittadini, che era impegnato a esaminare una legge soggetta in molti punti a dubbi di incostituzionalità.
Il decreto entra così subito in vigore, e alle Camere si impone un limite massimo di 60 giorni per convertirlo in legge. In questo modo il Governo detta le tempistiche del dibattito, che si prospettava ancora lungo. Il disegno di legge era attualmente all’esame del Senato, e avrebbe dovuto essere votato il 15 aprile. Ma per problemi di copertura finanziaria sarebbe comunque dovuto tornare alla Camera per una terza lettura, allontanando ulteriormente il momento del via libera.
In questo modo il Governo ottiene quello che vuole, gettando all’aria 16 mesi di lavoro fatto dalle opposizioni. Anche Mattarella era intervenuto evidenziando cinque criticità nel testo, tra cui il divieto di vendere Sim telefoniche agli immigrati irregolari, l’assenza di discrezionalità del giudice per le madri detenute, il nuovo reato di rivolta in carcere, l’aggravante «no ponte» per chi protesta contro le grandi opere, e l’obbligo per università e PA di collaborare con i servizi segreti.
Una volta che il testo verrà pubblicato capiremo se e quali richieste (del Colle e delle opposizioni) sono state accolte. In conferenza stampa, dopo il Consiglio dei Ministri, il Ministro dell’Interno Piantedosi si è limitato a confermare l’impostazione del fu DDL.
L’utilizzo del Decreto Legge dovrebbe essere motivato da criteri di «necessità e urgenza». Ma i Governi di tutti i colori negli ultimi anni hanno abusato di questo atto legislativo, che torna sempre utile quando si vogliono accelerare i tempi a discapito del dibattito parlamentare – che non a caso è alla base della nostra democrazia. In questo caso il criterio di urgenza è difficilmente giustificabile, dato che l’iter legislativo va avanti da novembre 2023. Piantedosi ha motivato la scelta con la necessità di imporre dei tempi certi per misure ritenute urgenti per la sicurezza, di cittadini e forze dell’ordine. Il Ministro ha anche ribadito il rispetto verso la «centralità del Parlamento», che non sarebbe «stata violata».
Nel frattempo, in diverse città italiane sono state organizzate manifestazioni contro il decreto Sicurezza e la «svolta autoritaria» promossa dal Governo. Momenti di tensione al Pantheon, a Roma, dove ci sono stati scontri tra manifestanti e forze dell’ordine. Presenti alla manifestazione Pd, M5s, Avs, +Europa e Cgil. In piazza anche diversi esponenti politici. La sensazione è che la protesta non si fermerà qui.