Una delle questioni principali su cui il nuovo Papa Leone XIV è tenuto a intervenire è risanare le casse dello Stato. La Città del Vaticano, il più piccolo Stato del mondo per estensione e numero di abitanti, deve affrontare come ogni altra nazione il problema del bilancio. La situazione è urgente, e se ne sono accorti anche i lavoratori. Come ha ricostruito Angelo Mastrandrea su Il Post, in Vaticano lavorano quasi 5mila persone, di cui 2mila assunte nella Curia (il governo della Chiesa cattolica) e il resto dallo Stato pontificio. Parliamo, ad esempio, dei lavoratori dei Musei Vaticani e altre istituzioni culturali, ma anche di impiegati della farmacia vaticana, giornalisti, benzinai e così via.

Per molto tempo considerati come privilegiati, grazie agli stipendi non tassati previsti dai Patti Lateranensi, oggi anche loro si trovano in difficoltà. Gli stipendi di molti dipendenti del Vaticano sono fermi dal 2008, a causa delle politiche di austerità avviate per sanare il bilancio in rosso. Tra queste misure: blocco degli scatti di anzianità (2021-2023), limitazione delle assunzioni e riduzione delle prestazioni sanitarie.

Il motivo del buco di bilancio – riassume Lidia Baratta nella newsletter Forza Lavoro di Linkiesta – è dovuto soprattutto a una gestione poco oculata delle finanze e degli investimenti, oltre che al calo delle donazioni dell’Obolo di San Pietro, cioè le offerte dei cattolici al Vaticano. Ma a pagarne le conseguenze sono stati soprattutto i lavoratori, e non i manager o le alte gerarchie.

La questione è emersa per la prima volta durante la pandemia, quando una petizione ha cominciato a circolare nelle sedi vaticane. «Non possiamo fare a meno, Santità, di citare il concetto di “giusta ricompensa” di cui si parla nel Vangelo di Matteo (Mt 20, 1-16) o “la debita mercede” cui si fa riferimento in Ger 22,13 o Gc 5,4. Quanto dovremo sacrificarci ancora per pagare un deficit di bilancio che non deriva certo dal nostro malfatto?»

Risale invece allo scorso anno quella che è stata descritta come la prima protesta sindacale nella storia del Vaticano. A maggio 2024, 49 addetti ai Musei Vaticani hanno firmato un’istanza contro il Governatorato, chiedendo tutele sindacali, un miglior supporto sanitario e, ovviamente, un adeguamento dei salari. Hanno minacciato di andare in tribunale, ma la questione è rimasta in stallo, per poi essere congelata dopo la morte di Papa Francesco.

Ora, a Conclave concluso, la palla passa a Leone XIV. In un appello diffuso prima delle elezioni del nuovo Pontefice, l’Associazione dei dipendenti laici del Vaticano, l’unico sindacato riconosciuto dalla Santa Sede, chiedeva: «Se proprio ci devono essere tagli, si cominci a chiedere sacrifici a chi finora non li ha fatti, per esempio ai dirigenti laici che, oltre a percepire generosi compensi, godono anche di innumerevoli benefici». I lavoratori sembrano pronti a protestare, forse anche scioperando, una forma di lotta non contemplata dal Vaticano. Nel frattempo, si affidano alle parole di Papa Francesco: «È stata data prova di un’estrema flessibilità e pazienza, anche durante questo periodo di sede vacante», «D’altronde Papa Francesco ci ha detto che il lavoro è la prima vocazione dell’uomo».