Riuscirà il nuovo Papa ad aggiustare i conti della Chiesa?
Fra le molte eredità che attendono il nuovo pontefice c’è anche un deficit nel bilancio consolidato di circa 70 milioni di euro (erano 78 milioni alla fine del 2022, saliti a 83 milioni nel 2023): un lascito non certo di Papa Francesco, che anzi aveva cercato di contenerlo attraverso una serie di misure – per esempio, la riduzione di 500€ al mese per le indennità dei cardinali, diventata poi di 600€.
La Chiesa, infatti, non dispone di entrate fiscali e “si mantiene” con le rendite patrimoniali, le attività culturali e soprattutto con le donazioni: l’Obolo di San Pietro però – le offerte inviate direttamente al Papa e ridistribuite a sostegno della missione e delle opere di carità – ha registrato meno della metà di quello che aveva raccolto nel 2023: 52 milioni di euro, contro 103 milioni di uscite; e pure l’Otto per Mille alla Chiesa cattolica è sceso, per la prima volta, sotto al miliardo.
Il 30 aprile, durante la settima riunione del Collegio cardinalizio, si è parlato proprio della situazione economica e finanziaria della Santa Sede: «quando manca la liquidità, nemmeno lo Spirito può moltiplicare i pani se il panificio è in fallimento» pare abbia detto il cardinale Reinhard Marx, coordinatore del Consiglio per l’Economia. Eppure la Chiesa possiede più di 5.000 immobili sparsi tra l’Europa e l’America Latina – senza contare le singole diocesi – e poi terreni agricoli, opere d’arte…
La gestione (economica) di questo capitale viene affidata a consulenti esterni, due dei quali sono stati creati proprio da Francesco «per armonizzare le politiche di controllo economico della Santa Sede e della Città del Vaticano»: il Consiglio e la Segreteria per l’Economia. Il più grande buco nero, però, parrebbe essere la sanità – fra l’Istituto Dermopatico dell’Immacolata, il Policlinico Gemelli e l’ospedale pedriatico Bambin Gesù. Anche per questo si parla da giorni di un «consiglio dei ministri» che affianchi il futuro Papa – un’altra versione del C9 (questa sì, eredità di Francesco) che porti avanti anche la riforma amministrativa: perché i conti in regola interessano a tutti, progressisti e conservatori.