Oggi inizia il Conclave: un evento denso di spiritualità e di significato, ma anche regolato da norme precise, nate da secoli di storia. I cardinali si riuniranno a porte chiuse, seguendo un rituale antico e profondamente regolamentato. Ma se oggi ci sono tempi relativamente brevi per l’elezione del Papa, è grazie a un episodio che, ancora oggi, rappresenta un punto di svolta: il conclave più lungo mai celebrato, durato la bellezza di 1006 giorni. Fu proprio questa interminabile sede vacante, che si estese dal 29 novembre 1268 al 1° settembre 1271, a portare alla proclamazione di Papa Gregorio X e ad ispirare la nascita di una nuova istituzione: il Conclave, con regole più rigide per evitare stalli politici e divisioni insanabili.

 

Alla morte di Papa Clemente IV, venti cardinali elettori si riunirono a Viterbo, allora al centro degli equilibri ecclesiastici e politici del tempo. Fin dall’inizio, però, la situazione apparve complicata: da una parte c’era la fazione dei cardinali francesi, dall’altra quella degli italiani decisi a non far prevalere l’influenza straniera. Nessuno aveva i numeri per far eleggere il proprio candidato e il dialogo si bloccò. Passarono i mesi, poi un anno... poi due. La popolazione di Viterbo cominciò a perdere la pazienza. E a un certo punto, decise di agire. Guidati dal Capitano del popolo Raniero Gatti, rinchiusero forzatamente i cardinali nella sala del Palazzo dei Papi, ridussero drasticamente il loro vitto, e scoperchiarono persino il tetto per lasciarli alle intemperie e costringerli a giungere a un’intesa.

Dopo quasi tre anni, i cardinali decisero di cambiare strategia. Affidarono la scelta a sei di loro, incaricati di trovare un nome condiviso. La scelta cadde su Teobaldo Visconti, un uomo che era estraneo al conclave ed era dotato solo degli ordini minori. Visconti accettò l’incarico e, una volta arrivato a Viterbo nel 1272, prese il nome di Gregorio X.  Sarà proprio Gregorio X a cambiare per sempre le regole dell’elezione papale. Durante il Concilio di Lione II, il 16 luglio 1274, promulgò la costituzione apostolica Ubi Periculum, che rivoluzionò l’elezione papale. Fu in quel documento che, per la prima volta, si introdusse ufficialmente il termine «conclave» – dal latino cum clave, ovvero «chiusi a chiave». I cardinali dovevano essere fisicamente isolati, senza contatti con l’esterno, per favorire una decisione guidata dallo Spirito Santo e non da logiche politiche. Le regole erano severe: dopo tre giorni senza elezione, il pasto sarebbe stato ridotto a una sola portata; dopo altri cinque giorni, la dieta si sarebbe limitata a pane, acqua e vino. Infine, durante il conclave, i cardinali non percepivano compensi e i loro redditi venivano trattenuti dal Camerlengo, che li avrebbe poi messi a disposizione del nuovo papa.

L’attuale sistema del Conclave, con le sue rigide procedure e il suo profondo valore simbolico, affonda dunque le radici in quella lunga e travagliata elezione avvenuta a Viterbo più di sette secoli fa. Una pagina di storia che ci appare distante, ma che ha contribuito in modo determinante a modellare il volto della Chiesa contemporanea e a garantirci, oggi, una fumata bianca per l’elezione del nuovo Papa in tempi ragionevoli.