L'università di Harvard si oppone ai ricatti di Trump
L’amministrazione Trump ha annunciato la sospensione di 2,2 miliardi di dollari in fondi federali destinati a Harvard, come ritorsione per il rifiuto di eseguire le richieste del Governo, impegnato da mesi a influenzare politicamente le università. Il 14 aprile, Harvard ha dichiarato che non modificherà programmi né politiche di ammissione per compiacere l’amministrazione USA.
Le richieste includevano «l’obbligo di verificare i punti di vista» di studenti, docenti e personale, e di «ridurre il potere» di chi veniva preso di mira per le proprie opinioni ideologiche, si legge nella nota. Pretese ritenute inaccettabili e potenzialmente illegali. Harvard ha quindi comunicato che non accetterà l’accordo.
Negli ultimi mesi l’amministrazione Trump ha cercato di imporre il proprio disegno politico nelle università americane. L’obiettivo dichiarato è combattere l’antisemitismo nei centri accademici, in risposta alle grandi proteste nei campus contro lo sterminio a Gaza da parte di Israele. «In Europa non si capisce la gravità della situazione», ci hanno raccontato A. e L., due studenti, in forma anonima.
Il problema dell’antisemitismo – serio e da affrontare con metodi adeguati – è spesso strumentalizzato da gruppi di potere, soprattutto conservatori o sionisti radicali, per giustificare la repressione delle proteste pro-Palestina. Lo sottintende anche Harvard, precisando che «sebbene alcune richieste del Governo mirino a combattere l’antisemitismo, la maggior parte regola direttamente le “condizioni intellettuali” all’interno di Harvard». In altre parole: un attacco alla libertà di educazione e opinione.
Il Governo fa pressione sulle università minacciando tagli ai fondi statali. La prima a cedere è stata la Columbia, centro della protesta studentesca pro-pal. Per non perdere 400 milioni di dollari, l’università ha inasprito la repressione verso studenti e libertà di opinione. In una decisione emblematica, ha fatto arrestare Mahmoud Khalil, tra gli organizzatori delle proteste del 2024, che ora rischia l’espulsione con accuse giudicate in parte vaghe o discutibili.
Harvard è la prima università a respingere le richieste di Trump. Ma è plausibile che la scelta di un’istituzione così prestigiosa possa innescare un effetto domino su altri atenei.