Rumeysa Ozturk, una studentessa turca della Tufts University, è stata arrestata qualche giorno fa in Massachusetts con l’accusa di "sostegno a Hamas". Rumeysa Ozturk ha 30 anni e possedeva un regolare visto per completare un dottorato in psicologia alla Tufts University, dopo la laurea conseguita alla Columbia University. Il suo arresto si inserisce in un contesto più ampio di repressione delle proteste universitarie negli Stati Uniti contro l’invasione israeliana della Striscia di Gaza. Ozturk era tra gli autori di un articolo pubblicato sul giornale degli studenti della Tufts in cui si criticavano i dirigenti universitari per la mancata risposta a una serie di richieste relative alla guerra a Gaza. Il segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato che finora sono stati revocati i visti di almeno 300 studenti coinvolti in proteste simili.

USA, studentessa turca pro-Pal arrestata in strada

L’arresto di Ozturk segue un ordine esecutivo firmato da Donald Trump a gennaio, che autorizza espulsioni e revoche dei visti per studenti coinvolti in proteste considerate pericolose per la sicurezza nazionale. Le misure dell’amministrazione Trump sono parte di una strategia più ampia che ha preso di mira non solo gli studenti stranieri, ma anche le cosiddette "città santuario" che offrono protezione ai migranti e rifiutano di collaborare con le autorità federali nelle espulsioni di massa.

Uno degli esempi più noti di questa politica è il caso di Jeanette Vizguerra, una migrante messicana che nel 2017 trovò rifugio presso la First Baptist Church di Denver per sfuggire alla deportazione. La sua vicenda attirò l’attenzione nazionale e la chiesa divenne un simbolo della resistenza alle politiche migratorie di Trump. Tuttavia, con il secondo mandato dell’ex presidente, le autorità federali hanno adottato un approccio più aggressivo. A marzo, Vizguerra è stata arrestata improvvisamente mentre era al lavoro, senza la possibilità di rifugiarsi di nuovo nella chiesa.

Denver è una delle cosiddette "città santuario", ovvero quelle amministrazioni locali che limitano la cooperazione con le autorità federali in materia di immigrazione. Il sindaco Mike Johnston è emerso come una delle figure politiche più critiche nei confronti delle politiche di espulsione di massa di Trump, affermando di essere disposto a rischiare la prigione per difendere i migranti. Questo ha portato la sua amministrazione a scontrarsi apertamente con il governo federale, che ha minacciato di tagliare i finanziamenti alle città santuario e ha convocato Johnston per un'udienza al Congresso.

La repressione non si è limitata all’immigrazione, ma si è estesa anche agli ambienti accademici. Negli ultimi mesi, l’amministrazione Trump ha intensificato le misure contro gli studenti che partecipano a manifestazioni pro-palestinesi, in particolare in atenei come la Columbia University di New York. L’arresto di Ozturk e la revoca dei visti a centinaia di studenti fanno parte di una strategia più ampia per eliminare ogni forma di dissenso nelle università.