«Si indica un soggetto preciso su cui riversare tutte le responsabilità per nascondere la vera questione: cioè il disagio e le richieste di chi protesta in piazza», commentava a VD nei giorni scorsi Francesco Romeo, storico avvocato dei movimenti. Il “soggetto” era Youssef Siher, amministratore della pagina Instagram e del gruppo Telegram Movimento 17 Ottobre, nati dopo le proteste, che il GIP ha rimesso in libertà mercoledì. Archiviate le accuse, ora serve «dare continuità e allargare la partecipazione nelle piazze», dice a VD un portavoce di Italia In Piazza, il movimento spontaneo che a partire dai social ha organizzato le piazze del 17 ottobre [è estraneo all’inchiesta della Procura ndr]. 

In questi giorni di grande attenzione mediatica, è rimasto nell’ombra per preparare le prossime mosse e chiarire il proprio ruolo. Il coordinamento si è allargato da 40 a 60 persone. Le chat territoriali coinvolgono ora 29 città, dalle 14 iniziali. Si definisce come «infrastruttura pubblica e aperta di protesta». «Italia In Piazza vuole essere un “facilitatore” che mettere in dialogo le varie realtà politiche e della società civile che si sono attivate dal 17 ottobre in poi – dichiara – Vogliamo rendere la piazza un ambiente inclusivo, in cui tutti possono sentirsi rappresentati, anche chi non ha mai protestato ed è scettico o spaventato da quello che potrebbe succedere in corteo». 

«Ognuno ha la sua forma di lotta», dice a VD il portavoce. «Non giudichiamo chi sceglie lo scontro, ma per rendere la protesta davvero popolare e partecipata vogliamo tutelare anche i più fragili o inesperti. A partire da un “servizio di cura” che si occupi di gestire le emergenze e metta in sicurezza le persone con disabilità o emotivamente più sensibili».  Si è aperto un dialogo con le sigle degli agricoltori (Coapi e Altragricoltura, che stanno occupando le strade coi trattori in Campania). Mentre a novembre verrà lanciata una campagna di boicottaggio delle bollette. «Supporteremo le persone che vorranno aderire, stiamo studiando come intervenire per avere un impatto senza esporre troppo i cittadini», assicura il portavoce.

L’obiettivo è mantenere alta l’attenzione, per non disperdere l’interesse. «Italia In Piazza sostiene tutte le mobilitazioni». Il primo appuntamento è questo venerdì, 30 ottobre, con lo sciopero generale chiamato dal sindacato USB e altre sigle di base. Quello successivo il 20 novembre, indetto dalla CGIL. Ma ventuno giorni sono una pausa troppo lunga: il movimento sta organizzando una piazza anche il 7 novembre. «Protestare è rimasta l’unica forma di esercizio di cittadinanza – conclude – perché votare non ci sta portando a nulla».