Arresto Youssef Siher, l’avvocato dei movimenti: «Il governo Meloni non tollera le proteste»
di Samuele MaccoliniLa notizia è stata diffusa sabato pomeriggio, poco prima dell’inizio delle manifestazioni. Youssef Siher, 30 anni, ricercatore e attivista per i diritti dei palestinesi, sarebbe la mente dietro le proteste dello scorso weekend annunciate dall’autoproclamato “Movimento 17 ottobre”. Insieme alla moglie, Sagia Hammoud, è accusato di istigazione a delinquere con la finalità di terrorismo e violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche.
I due erano gli admin della pagina Instagram e del canale Telegram omonimo, entrambi creati dopo i violenti scontri avvenuti a margine del primo corteo (quello di una settimana prima, organizzato dal movimento #italiainpiazza che VD ha intervistato in esclusiva). Dopo quanto accaduto il 17 ottobre, hanno rilanciato e sostenuto la mobilitazione permanente. Per i magistrati si tratta di un «progetto finalizzato a porre in essere atti delittuosi, con finalità eversive». Con l’obiettivo, sostengono, di «ingenerare terrore nella popolazione». Motivo per cui viene contestata l'aggravante del terrorismo.
Un caso simile non ha precedenti nella storia repubblicana. Tra gli altri, Siher è accusato di un reato (violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche) che è stato approvato dal Governo solo martedì scorso, proprio in risposta ai disordini del weekend passato. È entrato in vigore venerdì, il giorno prima dell’arresto di Siher. Ora il ricercatore si trova in carcere. I magistrati chiedono di applicare la custodia cautelare direttamente in cella, non ai domiciliari. Temono infatti il pericolo di fuga e il rischio di reiterazione del reato. Domani, martedì 27 ottobre, è prevista l'udienza di convalida del fermo a San Vittore davanti al Giudice per le Indagini Preliminari (GIP). Ma una cosa non potrà cancellare: le decine di articoli corredati di foto col volto visibile che ne intaccano la reputazione con accuse pesantissime.
«Ci troviamo nuovamente di fronte a quel tic della nostra storia recente, la ricerca del “grande vecchio” che muove tutte le proteste», dice a VD Francesco Romeo, storico avvocato dei movimenti, che in passato ha seguito casi simili a quello di Siher. «Si indica un soggetto preciso su cui riversare tutte le responsabilità per nascondere la vera questione – continua – cioè il disagio e le richieste di chi protesta in piazza».
I capi d’accusa ci dicono qualcosa in più. «L’istigazione a delinquere è un reato molto ampio – ragiona Romeo – Nel caso di Siher poi è proprio difficile trovare un nesso di causa-effetto tra i messaggi che invitano a protestare a le persone che arrivano in piazza. Tutti abbiamo la capacità di ragionare autonomamente». Un caso recente di accuse di istigazione a delinquere, con aggravante di terrorismo, aveva colpito il gruppo trap P38 noto per i testi violenti con riferimenti agli anni di Piombo. Le accuse sono state archiviate nel 2025, dopo quattro anni.
«Si sono scagliati contro la P38 per mettere fine a un gruppo che proponeva testi disturbanti. Si sosteneva che avrebbero potuto ricostruire le Brigate Rosse – ricorda Romeo – Allo stesso modo questo Governo non tollera le proteste di piazza. E questa è la risposta». L’arresto di Siher è un punto di non ritorno? «La situazione è chiara. Siamo all’ottavo decreto sicurezza in 4 anni, gli spazi di libera espressione democratica sono stati notevolmente ristretti», risponde l’avvocato, che invita a farsi una domanda in vista delle elezioni: «a che punto si può arrivare con altri 5 anni di Governo Meloni?». La risposta potrebbe essere: «come Orban in Ungheria», conclude.